“Il Fatto Quotidiano”, 24. XI. 2015.

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La notizia, di sabato, che Antonio Bassolino ha ufficialmente annunciato la sua candidatura a sindaco di Napoli ha messo in moto reazioni a Napoli e a Roma. Un bel commento l’ha fatto un mio grande amico, Paolo Macry, in un editoriale del “Corriere del Mezzogiorno” di domenica. Egli osserva che mai sfida per il navigatissimo ma non vecchio politico fu più ardua: egli dovrà lottare non tanto contro la destra quanto contro i Cinque stelle e contro l’uscente De Magistris, una vera incognita.   Don Antuono (il suo Santo è quello del 17 gennaio al quale a Napoli è intitolato un popolanissimo Borgo) avrà tuttavia un più insidioso avversario: il partito dal quale proviene. La sensazione, stagnante nell’aria da mesi, s’è concretata in fatto. E’ per stabilirsi nel Pd che alle primarie non possano concorrere coloro che già sono stati sindaci, sebbene la legge lo consenta. Il Pd, nel quale troppo resta del vecchio Pci, preferisce perdere le elezioni che vincerle con Bassolino. Perché anche in questo partito nessuno parla più di politica, non voglio dire di Politica. Uno splendido commento l’ha fatto martedì sul “Corriere del Mezzogiorno” un altro mio grande amico, Enzo D’Errico: il Pd lavora per De Magistris: “Ci ritroveremo così con una città consegnata dai generali di Renzi al più anti-renziano dei sindaci italiani. Un paradosso che sconfina nella demenzialità, un capolavoro del nonsense politico che avrebbe ingolosito Marx (parliamo di Goucho, ovviamente)”

 

   Or Bassolino finirà col presentarsi con una lista propria, messo com’è con le spalle al muro: se qualcuno dicesse antipolitica, ricorso alla piazza e nuovo Masaniello – attingo al repertorio dei luoghi comuni tipici – che cosa si meriterebbe, se non d’essere preso a fischi e pernacchi?

   Gli schemi della vecchia politica non possono più essere applicati all’attuale verità effettuale. Si continua a parlare di Forza Italia (e di quelle sue appendici che, per il momento, tengono in piedi il governo Renzi: quelle di Alfano & C: non mi ricordo nemmeno come si chiamano) come se fossero realtà politiche. Ma Berlusconi e i suoi sono come quel personaggio generalmente creduto dell’Ariosto e invece di Francesco Berni (nel rifacimento dell’Orlando del Boiardo): così colui, del colpo non accorto / andava combattendo ed era morto. Berlusca & C non vanno nemmeno combattendo.

   Le vecchie categorie ideologiche sono state sostituite da fatti emersi con prepotenza. Come si può continuare a parlare di anticomunismo?

   Ere geologiche fa io ero anticomunista e Antonio Bassolino comunista. Non ne venni impedito nell’ apprezzare la sua opera straordinaria, in quanto Sindaco di Napoli, per ridarci speranza e dignità. Quest’opera è continuata quando egli è diventato presidente della Regione. In tanti anni ha accumulato, ed è difficillimo attesi i tempi nei quali viviamo, più meriti effettuali che demeriti: ma è sempre volato alto. Un altro mio amico, Ernesto Mazzetti, ha scritto sul “Mattino” esser lui “un gigante in mezzo ad altri che politicamente sono restati pigmei.”

   Negli ultimi ventidue anni il nostro rapporto si è così evoluto: da un cauto e distante rispetto reciproco a un franco rispetto reciproco a una bellissima amicizia personale che ci porta anche a frequentarci nelle nostre case. E adesso, coi rivolgimenti accaduti, come può dirsi che da un punto di vista politico siamo distanti?

   Io apprezzo la sua cultura (non tutti sanno ch’è un latinista), la sua intelligenza, il suo senso dell’umorismo e il suo straordinario intuito politico. Il quale intuito s’è affinato grazie alle esperienze: perché Bassolino è stato davvero capace di fare tesoro di tutto quello che nella sua lunga storia sindacale e politica ha vissuto. Lui e io abbiamo una qualità in comune, quella di saper riconoscere i propr^i errori e mutar pensiero. Proprio perché è stato Sindaco e Presidente egli sarebbe oggi un sindaco molto superiore a quello ch’è stato.

   Le aggiunte del 15 febbraio 2016

   Il 6 marzo ci saranno le “primarie” per scegliere il candidato sindaco. La mia sensazione di novembre, che il Partito ha un tale terrore di Bassolino, a quel che pare dotato di un’autorità e di un carisma che lo rendono non controllabile, s’assevera. Forse hanno paura di lui anche perché il Bassolino ultima edizione, com’è apparso in quest’ultimo mese e in particolare alla presentazione della candidatura al Teatro Sannazaro, con l’inaspettato appello a suo favore, accorato insieme e lucido, di Claudio Fava, riesce a essere rassicurante ma non banale. Non mi pare che nella squadra di governo queste due caratteristiche si ritrovino, in ispecie insieme. Per perdere gli hanno suscitato contro una candidata, che appoggeranno a mani basse alle primarie, che ripete slogan rancidi e sembra una marionetta telecomandata. Al punto tale che un ragazzo di ventisei anni, Marco Sarracino, che non so se si sia presentato per proprio impulso o per incitazione romana, fa tenerezza per l’ingenuità del suo eloquio e la sua faccia pulita.

   Sarà più dura per Don Antuono vincere le primarie che le elezioni. Lui sta cercando di far capire che le primarie non sono riserbate agli iscritti al PD. Il 6 marzo andrò a votare anch’io che sono iscritto al Partito Radicale. I napoletani che lo vogliono si debbono impegnare in questa prossima maledetta domenica, vincendo anche i presumibili ostacoli che l’apparato di partito vorrà mettere. La seconda battaglia non sarà poi vincere le elezioni: ma convincere un sottoproletariato e un proletariato, ma pure certa piccola borghesia, sfiduciati e, o, pentastellati, a uscire di casa quel giorno e andare a votare.