I Saggi

 

Il Premio Isaiah Berlin 2017

allo storico della musica e critico Paolo Isotta

come riconoscimento per i suoi alti meriti culturali

 

11 settembre 2017 - La consegna a Paolo Isotta del Premio Isaiah Berlin, riconoscimento intitolato a uno dei maggiori filosofi politici del secolo scorso e conferito ogni anno dall’Università di Genova a una personalità del mondo della cultura per i suoi alti meriti, avverrà giovedì 14 settembre alle 11 a Villa Durazzo, Santa Margherita Ligure.

Alla cerimonia, con il Sindaco di Santa Margherita Ligure Paolo Donadoni, interverranno il professor Dino Cofrancesco e il professor Roberto Sinigaglia, presidente del Centro Internazionale di Studi Italiani dell’Università di Genova, che dal 2002 organizza il Premio. A chiusura, Paolo Isotta terrà la lectio magistralis Per un duplice bicentenario: Ovidio e la musica, Livio e la musica.

 

Paolo Isotta (Napoli, 1950), storico della musica, critico e saggista, ha insegnato dal 1971 al 1994 Storia della Musica al Conservatorio di Torino, poi a quello di Napoli. Dal 1974 ha esercitato la critica musicale: per cinque anni al «Giornale» e trentacinque al «Corriere della Sera». A ottobre del 2015 ha abbandonato quest’attività per dedicarsi allo studio, alla lettura e a comporre libri che gli diano l’illusione di scrivere qualcosa di meno effimero di articoli giornalistici. Le sue opere principali sono: I diamanti della corona. Grammatica del Rossini napoletano (1974), Dixit Dominus Domino meo: struttura e semantica in Händel e Vivaldi (1980), Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria (1983), Victor De Sabata: un compositore (1992), La virtù dell’elefante: la musica, i libri, gli amici e San Gennaro (Marsilio 2014), Altri canti di Marte (Marsilio 2015), Les Vêpres siciliennes: Verdi e il trionfo dell’amor paterno (Zagabria 2015), Otello: Shakespeare, Napoli, Rossini (Napoli 2016), Paisiello e il mito di Fedra (Napoli 2016), Jérusalem: Verdi et la persécution de l’honneur (Liegi 2017). Fuori della musica le sue passioni sono la letteratura latina, con Lucrezio, Virgilio, Livio e Tacito al vertice, la storia romana, Petrarca, Gibbon, Manzoni, Leopardi, D’Annunzio, Flaubert, il teatro popolare in lingua napoletana e i film di Totò. È iscritto al Partito radicale e all’associazione Luca Coscioni. A ottobre, con Marsilio, uscirà la sua nuova opera Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e poesia, un libro alla scoperta dei simboli eterni che in musica e in letteratura accompagnano gli animali.

 

In passato questo riconoscimento per altissimi meriti culturali è stato assegnato ad Alda, Lidia e Silvia Croce (2002), all’economista Amartya Zen (2003), allo scrittore e autore Moni Ovadia (2004), allo storico Giuseppe Galasso (2005), al sociologo e filosofo Lord Ralph Daharendorf (2006), alla storica Benedetta Craveri (2007), allo scrittore Mario Vargas Llosa (2008), al giornalista Piero Ostellino (2009), al regista Pupi Avati (2010), al filosofo Evandro Agazzi (2011), allo scrittore Claudio Magris (2012), al politologo Giovanni Sartori (2013), al direttore d’orchestra Riccardo Muti (2014), al filosofo Massimo Cacciari (2015) e all’archeologo Andrea Carandini (2016).

 

a Paolo Isotta

outsider della critica musicale

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Viene assegnato a Paolo Isotta, outsider della critica musicale, storico della musica, e scrittore napoletano di successo, il Premio Giovanni Paisiello Festival che dal 2007 viene conferito ad una personalità o ad una istituzione contraddistintasi nella riscoperta e valorizzazione dell’arte del compositore tarantino. La cerimonia di consegna avverrà questa sera, lunedì 25 settembre, poco prima della rappresentazione del «Barbiere di Siviglia» di Paisiello, in programma a Taranto, alle ore 21, nel Chiostro di Sant’Antonio, a chiusura della quindicesima edizione del Giovanni Paisiello Festival diretto da Lorenzo Mattei per gli Amici della Musica «Arcangelo Speranza». Il «Barbiere di Siviglia si replica solo domani, martedì 26 settembre (sempre alle ore 21).

Le due culture 2017” – 7 settembre

 

Paolo Isotta

 

Non si pasce di cibo mortale chi si pasce di cibo celeste.” Il convito e la fame tra mito, musica e teatro napoletano

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Cynthiae taurinensi dicatum

 I

Giovanni Paisiello

La seconda metà del Settecento è disseminata di grandi operisti, la maggior parte dei quali appartenenti alla Scuola Napoletana. Ancor scrivevano Nicola Porpora e Johann Adolph Hasse, appartenenti alla vecchia generazione, mentre si affacciano Davide Perez, Niccolò Piccinni, Giovanni Cristiano Bach e Giuseppe Sarti, Nicola Jommelli, Tommaso Traetta, Antonio Sacchini, Josef Myslivecˇek e Antonio Salieri,  Pasquale Anfossi, Domenico Cimarosa e molti altri.  Bach e Sarti si formarono alla scuola bolognese del padre Giovan Battista Martini, il Boemo e Salieri a Venezia. I supremi sono Christoph Willibald Gluck, di formazione italiana e compositore tanto d’Opere serie italiane quanto di Tragédies lyriques francesi; Wolfgang Amadeus Mozart, dedicatosi tanto al teatro comico italiano che a quello tedesco che all’Opera seria italiana; Franz Joseph Haydn, che all’Opera italiana di mezzo carattere e a quella seria dedicò alcuni capolavori ancora non sufficientemente riconosciuti nel loro valore eccelso; Giovanni Paisiello; Domenico Cimarosa. Paisiello, scomparso nel 1816, fu grande nell’Opera buffa e in quella semiseria ma non meno in quella tragica; e ci diede anche, quale penultimo parto teatrale, una Tragédie, la Proserpine, del 1803. Il genio di Paisiello si manifesta parimenti nell’Oratorio, nella musica sacra e in quella strumentale. Le celebrazioni per il bicentenario si sono aperte al Massimo Bellini di Catania con la Fedra, che si eseguì una sola volta in registrazione radiofonica nel Novecento e mai nel nostro secolo: scelta assai significativa giacché non pare il talento tragico del sommo compositore aver sollecitato, nella presente occasione, adeguato interesse.

           La pregevole registrazione radiofonica è tuttavia d’un’esecuzione incompleta e non rispettosa, sotto varî profili, della partitura originale: completa e rispettosa è invece l’edizione catanese.

 

 

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"Memoria e musica. Lezione tenuta al convegno 'Le due culture' presso il Biogem di Ariano Irpino, settembre 2014."

 

 

 

 

Il libro su Thomas Mann di Sara Zurletti in corso di stampa.

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Una lettera del mio amico carissimo Natalino Irti, allora e oggi presidente del napoletano Istituto di Studi Storici, allogato nella casa di Benedetto Croce, accompagnava il dono de Le dodici note del diavolo. Ideologia, struttura e musica nel Doctor Faustus di Thomas Mann, il secondo libro di Sara Zurletti. Il primo è Il concetto di materiale musicale in Th. W. Adorno, pubblicato dal Mulino nel 2006. La lettura de Le dodici note del diavolo aprì per me nell’autunno del 2011 la strada di quella ch’era destinata a diventare un’amicizia del cuore sebbene, come ai tempi nei quali lo scritto possedeva tutta la sua importanza, epistolare.

  Lessi con ammirazione e gratitudine la pagine piene di acribia filologica, d’intelligenza, di cultura e di passione. E ho elencato le qualità della scrittrice Sara Zurletti se vi aggiungo il coraggio, l’anticonformismo e la vis polemica. Ella affronta un tipico “argomento infido”: la comprensione del tema è velata non solo dalla difficoltà intrinseca ma dagli ostacoli disseminati da Thomas Mann alla conoscenza delle circostanze storiche effettuali che presiedono alla nascita della sua opera, alla sua comprensione e al difficile rapporto ch’egli ebbe con Theodor Wiesengrund Adorno, senza il quale l’impalcatura teorica e ideologica del Doctor Faustus non sarebbe; ma soprattutto senza Arnold Sch”onberg essa non sarebbe; e Sch”onberg di Mann fu in ampia misura vittima: come persino leggendo il Romanzo di un romanzo si comprende. Non credo che scrittori tedeschi o di altre Nazioni abbiano scritto di questo Mann con tanta competenza e profondità.