Caro Paolo

 
Ho finito proprio ieri di leggere il tuo splendido e ricchissimo libro; in realtà contiene vari saggi in uno: sul mito di Orfeo, su Haendel, sul contrasto di affetti (un tema, quest'ultimo, di cui mi ero occupato una vita fa a proposito del romanzo greco, e avevo usato Donna Elvira come epigrafe); come anche nel libro su Otello che ho letto per un intervento a un convegno a Napoli, ho apprezzato molto la tua capacità di commentare, interpretare e comunicare al lettore non specialistico la musica: come ti ho detto, è un libro che fa venire voglia di ascoltare tanto, e io ho riscoperto brani che avevo molto amato (Cavalli, Britten, Benda Dittersdorf...), o su cui ho scritto (la Persephone) o scoperto opere che non conoscevo (la struggente Ariane di Massenet). Mi hanno anche molto interessato e colpito le parti dedicate al panteismo e all'ateismo, temi spesso molto trascurati dalla critica (nel mio saggio su Dioniso nel Novecento, che ti vorrei mandare se mi dai un indirizzo postale, mi sono occupato del neopaganesimo di Pater e altri). Da ex-classicista ho apprezzato la competenza con cui affronti la poesia antica, e le tue posizioni sulla teoria musicale di Ovidio, che mi sembrano del tutto convincenti. Un'unica perplessità (non una critica): talvolta mi sembra che privilegi (da un punto di vista quantitativo) le prime fasi della storia della musica, e gli autori più classicisti (anche la mostra alle Scuderie fa una scelta simile: si occupa prevalentemente di Rinascimento): io trovo molto interessante la ripresa dell'antico  dopo il tramonto del classicismo, nell'Otto-Novecento, proprio perché non c'è più l'atteggiamento di omaggio e di imitazione. Ma forse è solo un'impressione: ci sono tante pagine su Berlioz e altri autori anche novecenteschi, ad esempio, e poi c'è il bellissimo finale con Strauss e D'Annunzio. 
Sì, hai ragione, con gli anni il tuo stile si è addolcito, si è fatto più scorrevole: riesci a comunicare meglio  la tua enorme cultura
 
 
Massimo