Gli Articoli

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“Il Fatto Quotidiano”, 2. VI. 2016.

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                         Nel parlare più volte e in varie sedi del bicentenario della morte di Giovanni Paisiello, uno dei più grandi compositori italiani, che cade quest’anno, ho dichiarato che il più importante, e anche quasi l’unico, contributo a quest’evento capitale per l’arte italiana è stato l’allestimento che a gennaio il Teatro Massimo Bellini di Catania ha fatto della Fedra, uno dei capolavori tragici del tarentino-napoletano scritto per il San Carlo. Lamentavo il fatto che di questo Maestro si continua a considerare solo l’aspetto, rilevante ma incompleto, di Autore di Opere buffe e di mezzo carattere, tralasciando il compositore strumentale, quello di musica sacra e quello tragico. Il San Carlo, dicevo, allestirà un’altra Opera comica, La grotta di Trofonio, peraltro coproducendola col festival di Martina Franca: e non basta.

“Il Fatto Quotidiano”, 2. V. 2016.

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Da quando nel marzo del 2005 Riccardo Muti lasciò la carica di direttore musicale della Scala sul podio milanese si sono succeduti, con l’eccezione di Esa Pekka Salonen, solo direttori musicalmente scadenti, a cominciare dai due successori, Daniel Barenboim e l’attuale, Riccardo Chailly. Ben vero, anche durante il regno del maestro molfettese nato a Napoli venivano invitati solo direttori dalla serie B a scendere, quasi che un interprete della grandezza di Muti temesse confronti in casa propria. E dall’epoca del suo abbandono l’orchestra ha fatto una caduta libera in senso artistico, giungendo negli ultimi anni della soprintendenza di Stéphane Lissner (insediato dai berlusconiani e adorato subito dopo dal sindaco Pisapia) a casi che non sapresti se definire grotteschi o vergognosi.

“Il Fatto Quotidiano”, 24. V. 2016.

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Per i compositori italiani italiani dell’Ottocento la consacrazione definitiva era scrivere una Tragédie Lyrique per l’Opéra di Parigi. In realtà la storia di questo teatro, nell’Ottocento il più ricco d’Europa, è un’ininterrotta occupazione italiana. Il teatro musicale francese venne fondato nel Seicento dal fiorentino Giovanbattista Lulli; e nell’Ottocento Napoleone chiama Paisiello e soprattutto Gaspare Spontini, ambedue napoletani di scuola. La Restaurazione vede giunger Rossini che scrive tre capolavori francesi; Bellini, che a Parigi ma per il Théâtre des Italiens compose I Puritani, morì subito dopo e non fece a tempo a creare per l’Opéra; Mercadante non vi venne invitato e lo avrebbe meritato moltissimo; poi viene il turno di Donizetti e Verdi che del pari vi dominano. La creazione di Verdi non si può comprendere se non si attribuisce il giusto valore ai capolavori francesi: dall’ancor incompresa Jérusalem, del 1847, alle Vêpres siciliennes, del 1855, alla seconda versione del Macbeth, del 1865, al Don Carlos, del 1867; a tacere delle versioni francesi del Trovatore (1857) e dell’Otello (1894).

“Il Fatto Quotidiano”, 13. V. 2016.

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“Il Fascismo non ha tolto la libertà di stampa ma ha introdotto la responsabilità di stampa; e i giornali d’oggi sono monotoni, uguali, zelanti, cortigiani, leccapiatti appunto perché nessuno ha il coraggio d’assumere questa responsabilità, a costo di perdere onori e cariche. Non è dunque la libertà di stampa che fa difetto, ma è la stampa, che per vivere in pace si taglia la testa e la mette nel sacco dei luoghi comuni.” Il fascismo era caduto da tre anni e questo scriveva Leo Longanesi in In piedi e seduti: e adesso ch’esce una splendida antologia longanesiana scelta da Pietrangelo Buttafuoco (Il mio Leo Longanesi a cura di Pietrangelo Buttafuoco, Longanesi, pp. 251, € 19) mi torna il passo all’immaginativa e mi fa interrogare: non è dunque cambiato nulla, la descrizione non è quella dei giorni che viviamo, forse con   aggravati zelo e unzione?

“Il Fatto Quotidiano”, 3. V. 2016.

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Forse l’Inferno metafisico non esiste. Di certo, quando verrà alla fine dei tempi l’apokatastasis panton, il ritorno del Tutto allo stato originario, ognuno verrà salvato, a cominciare da Lucifero: lo insegna Origene. Ma di inferni fisici il mondo è pieno. Uno confina con la più bella città del mondo, Napoli.

   Un tempo si diceva Campania felix: per la feracità del suolo, la bellezza del cielo, i luoghi ridenti. Adesso in Campania vi sono tre milioni di metri quadri (tre milioni: ve ne rendete conto) del tutto compromessi per un inquinamento che produce il cancro al quaranta per cento della popolazione. La cosiddetta Terra dei Fuochi è, parlando in senso stretto, un’area di 1.076.000 metri quadrati ove sono siti 57 comuni per complessivi due milioni e mezzo di abitanti. Essi sono condannati all’inferno in questa vita. Il maggior luogo di occultamento dei rifiuti tossici che esiste in Italia. Un’industria per la camorra: la quale, coi guadagni e con quelli dello spaccio, è una realtà economica “pulita”, che dall’usura è passata direttamente alle banche. Il mondo economico, la politica, le cosiddette istituzioni, non solo ci dialogano, ci fanno affari e sono subalterni. Poi fanno i proclami sul “riscatto del Sud”.

   Il rione Salicelle e il Parco Verde di Caivano: in due ottomila abitanti, una città. Dopo il terremoto del 1980 ci fu la deportazione della popolazione. Ci furono ventimila miliardi di lire che i politici si spartirono colla camorra, la quale fece il “salto di qualità”.  Atroci falansterî dove i mezzi pubblici non giungono, l’immondizia non viene raccolta e le fogne non sono manutenute. Lo Stato lì non sanno nemmeno che cosa sia; gli abitanti, innocenti all’origine, hanno subito una sorta (Dio mi perdoni) di mutazione antropologica per lo stato in che vengono tenuti: e per loro lo Stato è il nemico. Lo è la scuola: gli insegnanti che tentano di andarsi a prendere i bambini per insegnargli almeno a leggere e scrivere. Lo sono polizia e carabinieri. Lo sono quei martiri di parroci che tentano di portarli sui fondamenti della religione: religio è il legame fra noi e Dio, ma è anche il legame degli uomini stretti in una comunità: che sia tale. La gran parte degli abitanti è al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. Per sopravvivere fanno i manovali della criminalità.

“Il Fatto Quotidiano”, 26. IV. 2016.

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Il direttore del “Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, è per me un’amicizia recente che sento crescere di giorno in giorno. L’amicizia che gli porto non può tuttavia indurmi a provare per la Magistratura l’ intemerato eros ch’egli per lei sente, ancorché i suoi ragionamenti m’abbiano  diminuito alquanto il  disamore. Non credo tuttavia che il medesimo amore egli porti alla pm Barbara Bresci, in forza presso la Procura di Imperia: e sono disposto a perdere la scommessa.

   Questa leggiadra signora provoca la solidarietà del più importante commentatore di “varia” del “Corriere della Sera”, il professore universitario Aldo Grasso. Ella deve, nella sua qualità, occuparsi da titolare dell’inchiesta sull’esplosione della villa nella quale poco fa Gabriel Garko alloggiava nella sua giurisdizione. Su facebook la pm confida a un’amica di esser attratta dal fascinoso uomo di spettacolo. Il Csm l’ha messa sotto procedimento disciplinare;  e ci mancherebbe: la soave cretinaggine di chattare intorno a uno del quale ci si deve occupare ratione muneris è più grave di un crimine; ma il professore Grasso sostiene che l’organo dei magistrati dovrebbe occuparsi di cose più serie e che si tratta d’inutile severità.

“Il Fatto Quotidiano”, 21. IV. 2016.

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James Levine è uno degli uomini ai quali voglio più bene pur se non abbiamo mai parlato né mai ci siamo scritti. Ma è uno dei più grandi musicisti viventi ed è anche una grande anima. Onde la notizia che si è arreso alla malattia e che depone la carica del Metropolitan di Nuova York, preparandosi anche a rinunciare al podio, indi alla vita, è un lutto per la musica.

Levine ha solo settantadue anni, essendo nato a Cincinnati nel 1943. E’ stato un bambino prodigio quale straordinario pianista.E non solo da solista. Coi calzoni corti girava per le case di tutti i grandi cantanti che si esibivano al Metropolitan per far “ripassare” loro gli spartiti. Li faceva studiare e da loro nel contempo imparava. I suoi debutti avvennero all’inizio degli anni Settanta. Non dimenticherò mai quello italiano a Roma: eseguì da solista il Concerto in Re minore di Bach e poi diresse il Quartetto in Sol minore di Brahms nella mirabolante orchestrazione di Schönberg. Tutta la vita ha suonato musica da camera in trio e quartetto.E di Schönberg è stato negli ultimi decennî il direttore più autorevole, ben superiore ai presunti “specialisti” come il solfeggiatore Boulez. Nel 1987 capeggiò la prima esecuzione al festival di Salisburgo del Moses und Aron: la mafia dei critici musicali lo attaccò (come se costoro avessero potuto analizzare l’esecuzione di un sì complesso capolavoro) perché non faceva parte della Cupola. Grandi dischi delle opere sinfoniche di Arnold e dei Gurrelieder, ben superiori a quelli incisi pure da Seiji Ozawa, si accompagnano poi a memorabili interpretazioni del Wozzeck e della Lulu di Berg, anche filmati, e dei capolavori sinfonici di Webern.

“Il Fatto Quotidiano”, 4. IV. 2016.

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Il 4 marzo è il giorno in che nel 1678 nacque Antonio Vivaldi. Questa data sacra da taluni, certo non da tutti, a Napoli è considerata luttuosa. Il 4 marzo 2013 un incendio di origine dolosa, scaturito da circostanze oscure e mai chiarite, distrusse la “Città della Scienza”. Si tratta di un complesso di edifici facente parte di un progetto di carattere divulgativo sul valore del quale non ho la competenza per entrare. Il punto è la sua ricostruzione.

   La “Città della Scienza” era posta sull’arenile di Bagnoli. Come tutti sanno il presidente del Consiglio Renzi, dopo lunga incertezza, ha nominato un commissario governativo per la bonifica dell’area ex Italsider la quale, attualmente, è uno dei massimi scandali ambientali italiani. E, con due visite sui luoghi, ha manifestato un forte impegno per la ricostruzione della porta dei Campi Flegrei, uno dei luoghi più belli del mondo; e dei più sacri: nei Campi Flegrei, le  Italiae fugientis orae, i fuggenti liti d’Italia (Eneide, lib. VI), sbarcano Enea e San Paolo. Il “soggetto attuatore” della bonifica è l’agenzia “Invitalia”. Il suo amministratore delegato ha promesso che la colmata venefica verrà rimossa e la spiaggia tornerà a essere una spiaggia. Inoltre, il piano diffuso in questi giorni reca significativamente assai diminuito il numero degli edifici, dapprima previsti nella ricostruzione, a vantaggio del verde. E la “Città della Scienza” è, sacrosantamente, in altro luogo: arretrata dalla linea di costa.

Paolo Isotta con Giuseppe Di Leo a Radio Radicale. 7. IV. 2016

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“Il Fatto Quotidiano”, 4. IV. 2016.

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Quando un capolavoro dell’arte rinasce è la più bella delle feste. Ancor più  se  appartiene al Novecento italiano, il più negletto e meno conosciuto fra i periodi della musica. Ciò è avvenuto coll’inaugurazione della stagione del Teatro Lirico di Cagliari. Il capolavoro è La campana sommersa di Ottorino Respighi (1927) e il merito della rinascita,  la più prestigiosa fra le sporadiche a partire dal 1945 si deve a Donato Renzetti, uno dei migliori direttori d’orchestra viventi, al regista Pier Francesco Maestrini, allo scenografo Juan Guillermo Nova e a chi, nel credere  nella partitura di Respighi, s’è loro affidato  e ha eletto la più che eccellente compagnia di canto.