Gli Articoli

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“Il Fatto Quotidiano”, 13. V. 2016.

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“Il Fascismo non ha tolto la libertà di stampa ma ha introdotto la responsabilità di stampa; e i giornali d’oggi sono monotoni, uguali, zelanti, cortigiani, leccapiatti appunto perché nessuno ha il coraggio d’assumere questa responsabilità, a costo di perdere onori e cariche. Non è dunque la libertà di stampa che fa difetto, ma è la stampa, che per vivere in pace si taglia la testa e la mette nel sacco dei luoghi comuni.” Il fascismo era caduto da tre anni e questo scriveva Leo Longanesi in In piedi e seduti: e adesso ch’esce una splendida antologia longanesiana scelta da Pietrangelo Buttafuoco (Il mio Leo Longanesi a cura di Pietrangelo Buttafuoco, Longanesi, pp. 251, € 19) mi torna il passo all’immaginativa e mi fa interrogare: non è dunque cambiato nulla, la descrizione non è quella dei giorni che viviamo, forse con   aggravati zelo e unzione?

“Il Fatto Quotidiano”, 3. V. 2016.

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Forse l’Inferno metafisico non esiste. Di certo, quando verrà alla fine dei tempi l’apokatastasis panton, il ritorno del Tutto allo stato originario, ognuno verrà salvato, a cominciare da Lucifero: lo insegna Origene. Ma di inferni fisici il mondo è pieno. Uno confina con la più bella città del mondo, Napoli.

   Un tempo si diceva Campania felix: per la feracità del suolo, la bellezza del cielo, i luoghi ridenti. Adesso in Campania vi sono tre milioni di metri quadri (tre milioni: ve ne rendete conto) del tutto compromessi per un inquinamento che produce il cancro al quaranta per cento della popolazione. La cosiddetta Terra dei Fuochi è, parlando in senso stretto, un’area di 1.076.000 metri quadrati ove sono siti 57 comuni per complessivi due milioni e mezzo di abitanti. Essi sono condannati all’inferno in questa vita. Il maggior luogo di occultamento dei rifiuti tossici che esiste in Italia. Un’industria per la camorra: la quale, coi guadagni e con quelli dello spaccio, è una realtà economica “pulita”, che dall’usura è passata direttamente alle banche. Il mondo economico, la politica, le cosiddette istituzioni, non solo ci dialogano, ci fanno affari e sono subalterni. Poi fanno i proclami sul “riscatto del Sud”.

   Il rione Salicelle e il Parco Verde di Caivano: in due ottomila abitanti, una città. Dopo il terremoto del 1980 ci fu la deportazione della popolazione. Ci furono ventimila miliardi di lire che i politici si spartirono colla camorra, la quale fece il “salto di qualità”.  Atroci falansterî dove i mezzi pubblici non giungono, l’immondizia non viene raccolta e le fogne non sono manutenute. Lo Stato lì non sanno nemmeno che cosa sia; gli abitanti, innocenti all’origine, hanno subito una sorta (Dio mi perdoni) di mutazione antropologica per lo stato in che vengono tenuti: e per loro lo Stato è il nemico. Lo è la scuola: gli insegnanti che tentano di andarsi a prendere i bambini per insegnargli almeno a leggere e scrivere. Lo sono polizia e carabinieri. Lo sono quei martiri di parroci che tentano di portarli sui fondamenti della religione: religio è il legame fra noi e Dio, ma è anche il legame degli uomini stretti in una comunità: che sia tale. La gran parte degli abitanti è al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. Per sopravvivere fanno i manovali della criminalità.

“Il Fatto Quotidiano”, 26. IV. 2016.

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Il direttore del “Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, è per me un’amicizia recente che sento crescere di giorno in giorno. L’amicizia che gli porto non può tuttavia indurmi a provare per la Magistratura l’ intemerato eros ch’egli per lei sente, ancorché i suoi ragionamenti m’abbiano  diminuito alquanto il  disamore. Non credo tuttavia che il medesimo amore egli porti alla pm Barbara Bresci, in forza presso la Procura di Imperia: e sono disposto a perdere la scommessa.

   Questa leggiadra signora provoca la solidarietà del più importante commentatore di “varia” del “Corriere della Sera”, il professore universitario Aldo Grasso. Ella deve, nella sua qualità, occuparsi da titolare dell’inchiesta sull’esplosione della villa nella quale poco fa Gabriel Garko alloggiava nella sua giurisdizione. Su facebook la pm confida a un’amica di esser attratta dal fascinoso uomo di spettacolo. Il Csm l’ha messa sotto procedimento disciplinare;  e ci mancherebbe: la soave cretinaggine di chattare intorno a uno del quale ci si deve occupare ratione muneris è più grave di un crimine; ma il professore Grasso sostiene che l’organo dei magistrati dovrebbe occuparsi di cose più serie e che si tratta d’inutile severità.

“Il Fatto Quotidiano”, 21. IV. 2016.

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James Levine è uno degli uomini ai quali voglio più bene pur se non abbiamo mai parlato né mai ci siamo scritti. Ma è uno dei più grandi musicisti viventi ed è anche una grande anima. Onde la notizia che si è arreso alla malattia e che depone la carica del Metropolitan di Nuova York, preparandosi anche a rinunciare al podio, indi alla vita, è un lutto per la musica.

Levine ha solo settantadue anni, essendo nato a Cincinnati nel 1943. E’ stato un bambino prodigio quale straordinario pianista.E non solo da solista. Coi calzoni corti girava per le case di tutti i grandi cantanti che si esibivano al Metropolitan per far “ripassare” loro gli spartiti. Li faceva studiare e da loro nel contempo imparava. I suoi debutti avvennero all’inizio degli anni Settanta. Non dimenticherò mai quello italiano a Roma: eseguì da solista il Concerto in Re minore di Bach e poi diresse il Quartetto in Sol minore di Brahms nella mirabolante orchestrazione di Schönberg. Tutta la vita ha suonato musica da camera in trio e quartetto.E di Schönberg è stato negli ultimi decennî il direttore più autorevole, ben superiore ai presunti “specialisti” come il solfeggiatore Boulez. Nel 1987 capeggiò la prima esecuzione al festival di Salisburgo del Moses und Aron: la mafia dei critici musicali lo attaccò (come se costoro avessero potuto analizzare l’esecuzione di un sì complesso capolavoro) perché non faceva parte della Cupola. Grandi dischi delle opere sinfoniche di Arnold e dei Gurrelieder, ben superiori a quelli incisi pure da Seiji Ozawa, si accompagnano poi a memorabili interpretazioni del Wozzeck e della Lulu di Berg, anche filmati, e dei capolavori sinfonici di Webern.

“Il Fatto Quotidiano”, 4. IV. 2016.

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Il 4 marzo è il giorno in che nel 1678 nacque Antonio Vivaldi. Questa data sacra da taluni, certo non da tutti, a Napoli è considerata luttuosa. Il 4 marzo 2013 un incendio di origine dolosa, scaturito da circostanze oscure e mai chiarite, distrusse la “Città della Scienza”. Si tratta di un complesso di edifici facente parte di un progetto di carattere divulgativo sul valore del quale non ho la competenza per entrare. Il punto è la sua ricostruzione.

   La “Città della Scienza” era posta sull’arenile di Bagnoli. Come tutti sanno il presidente del Consiglio Renzi, dopo lunga incertezza, ha nominato un commissario governativo per la bonifica dell’area ex Italsider la quale, attualmente, è uno dei massimi scandali ambientali italiani. E, con due visite sui luoghi, ha manifestato un forte impegno per la ricostruzione della porta dei Campi Flegrei, uno dei luoghi più belli del mondo; e dei più sacri: nei Campi Flegrei, le  Italiae fugientis orae, i fuggenti liti d’Italia (Eneide, lib. VI), sbarcano Enea e San Paolo. Il “soggetto attuatore” della bonifica è l’agenzia “Invitalia”. Il suo amministratore delegato ha promesso che la colmata venefica verrà rimossa e la spiaggia tornerà a essere una spiaggia. Inoltre, il piano diffuso in questi giorni reca significativamente assai diminuito il numero degli edifici, dapprima previsti nella ricostruzione, a vantaggio del verde. E la “Città della Scienza” è, sacrosantamente, in altro luogo: arretrata dalla linea di costa.

Paolo Isotta con Giuseppe Di Leo a Radio Radicale. 7. IV. 2016

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“Il Fatto Quotidiano”, 4. IV. 2016.

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Quando un capolavoro dell’arte rinasce è la più bella delle feste. Ancor più  se  appartiene al Novecento italiano, il più negletto e meno conosciuto fra i periodi della musica. Ciò è avvenuto coll’inaugurazione della stagione del Teatro Lirico di Cagliari. Il capolavoro è La campana sommersa di Ottorino Respighi (1927) e il merito della rinascita,  la più prestigiosa fra le sporadiche a partire dal 1945 si deve a Donato Renzetti, uno dei migliori direttori d’orchestra viventi, al regista Pier Francesco Maestrini, allo scenografo Juan Guillermo Nova e a chi, nel credere  nella partitura di Respighi, s’è loro affidato  e ha eletto la più che eccellente compagnia di canto.

“Il Fatto Quotidiano”, 2. IV. 2016.

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Poco più di un mese fa è scomparso Pascal Bentoiu, nato a Bucarest nel 1927. In Italia non hanno nemmeno pubblicato la notizia perché – nemmeno – sanno chi è. Adesso il più grande compositore vivente resta il moscovita Rodion Shchedrin, nato nel 1932, che con lui divideva l’alloro.

   Allorquando compii gli studî su George Enescu, un gigante della composizione al quale nel Novecento possono esser accostati solo Strauss, Schönberg, Berg, Webern, Szymanowski e gl’italiani Alfano, Respighi e Marinuzzi, sono entrato in rapporto con Bentoiu. Così ho trovato  un suo libro del 1984, I capolavori di George Enescu, tradotto in inglese nel 2010: uno dei più bei testi di musicologia degli ultimi decennî, con analisi musicali ed estetiche compiute con la perizia del compositore e l’amore del devoto. Particolare significativo: Bentoiu non fu un allievo di Enescu ma, come adesso spiego, giunge a penetrare non solo nello stile, nel processo compositivo del Sommo a uno stadio addirittura genetico. Nella Bucarest degli anni Trenta e Quaranta,  un crocevia internazionale di primissimo interesse (Ionesco, Eliade, Vintila Horia, per dire alcuni che vi abitavano; qualche decennio prima vi si era formato un altro sommo, Brancusi), si studiava la composizione ad alto livello; e siccome il comunismo ancora non c’era, Bentoiu  imparò il latino e il greco.

“Il Fatto Quotidiano”, 25. III. 2016.

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Un concerto svoltosi nella milanese basilica di San Calimero con prime esecuzioni assolute nella nostra epoca offre l’opportunità di ricordare un grande compositore operante fra il primo e il medio Barocco, Tarquinio Merula.

   Nacque a Busseto nel 1595: la cittadina emiliana vanta  Merula oltre Verdi. Ma allora Busseto apparteneva alla diocesi di Cremona: onde questo, e l’esser egli vissuto in gran parte lì, lo fa qualificare “cremonese”. Nella città che dev’esser carissima a tutti per avervi Virgilio, avanti che a Napoli, seguito i primi studî, Merula morì nel 1665. Era stato a Varsavia, maestro di cappella di Sigismondo Wasa; poi aveva avuto “un crescendo di alterne residenze” (Gottfried Benn) dovuto al suo di volta in volta risultare inviso ai Capitoli o alle Fabbricerie delle cappelle bergamasche e cremonesi per le quali prestava la sua  arte. Ma le  ben diciotto raccolte di opere a stampa, strumentali e vocali, queste nella duplice veste di Madrigali e musica sacra, sono tutte pubblicate a Venezia.

“Il Fatto Quotidiano”, 16. III. 2016.

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 In memoriam Petri Buscaroli

Un verso di Carducci è la sintesi della figura di Piero Buscaroli, scomparso un mese fa tra commemorazioni, salvo quella di Camillo Langone, insufficienti e timorose:

                        Muor Giove, e l’inno del poeta resta.

   Non voglio ricordare le sue battaglie politiche, multiformi e sovente eteroclite. La gran parte sono caduche perché i tempi medesimi costringevano a questo; alcune errate, taluna ridicola. Ma di esse resta la sua passione di Italiano, la sua fede nello spirito della Patria. Noi italiani saremmo i primi del mondo in tutto se non fossimo rosi dall’invidia reciproca e dall’odio verso noi stessi. Egli ne è stato vittima ma non esente.