Gli Articoli

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19/02/2016 RAI 1
MILLE E UN LIBRO - 23.30 - Durata: 00.16.37
Conduttore: MARZULLO GIGI


Editoria. Il libro "Altri canti di Marte" di Paolo Isotta, Marsilio. Ospite: Paolo Isotta (scrittore) In collegamento: Gennaro Sangiuliano (giornalista); Sarina Biraghi (giornalista)

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“Il Fatto Quotidiano”, 16. II. 2016.

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I miei migliori amici sono fra i pazzi. Un amico del cuore i lettori del “Fatto” lo conoscono perché impreziosisce le nostre pagine: Pietrangelo Buttafuoco. Uno della sua isola, la Sicania, un pazzo sommo e lucidissimo, Pirandello, scrisse un testo immortale, La Patente. L'atto unico del girgentino riguarda la jettatura. Pietrangelo ha una patente, autentica e bollata, di pazzia, unita alla genialità e nel suo caso indisgiungibile.

   Di Nazzareno Carusi, grande pianista, ho sovente scritto. E' un uomo gioviale e distinto ma a conoscerlo bene la pazzia si manifesta. Basti questo: ha composto un pezzo di pianoforte e nastro magnetico, stile super-Avanguardia, dal titolo Pòllini, senza impegno. Una deliziosa presa in giro del pianista Maurizio Pollìni e del suo culto per il falso compositore Luigi Nono. Un brano di costui, dal titolo Sofferte onde serene, per lo stesso organico, ridicolo in proprio e non per intento parodistico, venne tenuto a battesimo dal Pollìni fra le prosternazioni e l'estasi di cretini e servi.

“Il Fatto Quotidiano”, 24. XI. 2015.

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La notizia, di sabato, che Antonio Bassolino ha ufficialmente annunciato la sua candidatura a sindaco di Napoli ha messo in moto reazioni a Napoli e a Roma. Un bel commento l’ha fatto un mio grande amico, Paolo Macry, in un editoriale del “Corriere del Mezzogiorno” di domenica. Egli osserva che mai sfida per il navigatissimo ma non vecchio politico fu più ardua: egli dovrà lottare non tanto contro la destra quanto contro i Cinque stelle e contro l’uscente De Magistris, una vera incognita.   Don Antuono (il suo Santo è quello del 17 gennaio al quale a Napoli è intitolato un popolanissimo Borgo) avrà tuttavia un più insidioso avversario: il partito dal quale proviene. La sensazione, stagnante nell’aria da mesi, s’è concretata in fatto. E’ per stabilirsi nel Pd che alle primarie non possano concorrere coloro che già sono stati sindaci, sebbene la legge lo consenta. Il Pd, nel quale troppo resta del vecchio Pci, preferisce perdere le elezioni che vincerle con Bassolino. Perché anche in questo partito nessuno parla più di politica, non voglio dire di Politica. Uno splendido commento l’ha fatto martedì sul “Corriere del Mezzogiorno” un altro mio grande amico, Enzo D’Errico: il Pd lavora per De Magistris: “Ci ritroveremo così con una città consegnata dai generali di Renzi al più anti-renziano dei sindaci italiani. Un paradosso che sconfina nella demenzialità, un capolavoro del nonsense politico che avrebbe ingolosito Marx (parliamo di Goucho, ovviamente)”

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Carissimo

ho letto con commozione e gratitudine le pagine così elogiative che mi dedichi nei tuoi due ultimi e fortunati libri La virtù dell’elefante e Altri canti di Marte, opere letterarie di profonda erudizione, di amore per la musica e per la vita. Siamo nati nello stesso anno il 1950. Abbiamo vissuto decenni gloriosi per il mondo musicale e conosciuto grandi Maestri; oggi, purtroppo, molte cose sono cambiate. Nella stessa direzione d’orchestra sembrano prevalere logiche di marketing, sideralmente lontane da ciò che dovrebbe essere richiesto per esercitare degnamente tale professione.

   Manca troppo spesso la necessaria preparazione, lo studio severo della partitura, vera fonte di gioia! Che comporta un’assimilazione delle regole dell’armonia, della strumentazione, del contrappunto. Gestualità caotiche senza una tecnica elemento basilare per ognuno: l’arte è dono del cielo. E quante volte sembra latitare l’amore per il canto, la necessaria umiltà, il porgersi in maniera semplice con quella sicurezza che proviene dalla bravura.

Intervista di Paolo Isotta a Luca Ciammarughi di "Radio Classica"

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Nota: L'intervista inizia al minuto 28.20 circa

Pubblicato il 10 febbraio 2016 da Giovanni Vasso su www.barbadillo.it

 

“Adesso la maschera è caduta e rivelazione di me stesso più bella non poteva essere fatta: io, e questo libro, offendiamo la Cultura”. 

Che San Gennaro ce lo conservi così, per almeno altri cento anni. Basta un pugno di parole per mettere kappaò le fisime sbronze che da decenni ammorbano la sedicente intelligencjia italiana. E bastano scarse seicento pagine per sperare che, un giorno, Paolo Isotta sarà tra i classici a spernacchiare la boria insopportabile dei sapientoni che gigioneggiano negli agguerritissimi salotti dei ciucci presuntuosi.

“Il Fatto Quotidiano”, 31. I. 2016.

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 In questi giorni si rappresenta al San Carlo di Napoli La vedova allegra di Franz Lehar (prima esecuzione 1905), formalmente un’Operetta ma, come tante cose di questo grandissimo Autore (basterebbe il Valzer Oro e argento, un piccolo, squisito Poema sinfonico, a decretarne l’immortalità), un capolavoro musicale. Di fronte al valore dell’ispirazione le distinzioni fra i “generi”, l’alto, il mediano, il basso, sono prive di senso: e d’altronde, non sono i Beatles e i Rolling stones i migliori compositori d’avanguardia degli ultimi tre decenn^i?

Primo punto di forza il direttore d’orchestra Alfred Eschwé: posso dirlo io che ho ascoltato la Vedova sotto la bacchetta del sommo Lovro von Matacic e ricordo che Karajan di questa partitura aveva più paura che del Crepuscolo degli Dei: Eschwé affronta con professionismo di alta qualità ma pure semplicità ed efficacia di gesto un testo difficillimo. Secondo: viene aggiunta, secondo la prassi dell’Operetta, non rigida come quella del teatro musicale “dotto”, una canzone e ampliata la parte insignificante del comprimario Njegus, per consentire la partecipazione di Peppe Barra, che definire “grande” è pleonastico. Terzo: e credo si debba come il secondo al regista Federico Tiezzi: alla parte del barone Mirko Zeta è aggiunta un’altra canzone napoletana.

“Corriere del Mezzogiorno”, 27. I. 2016.

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Paolo Isotta ha presentato Le serenate del Ciclone di Romana Petri, editore Neri Pozza, alla Galleria napoletana “Blu di Prussia”.

  • Maestro, come mai Lei presenta un romanzo?

Le serenate del Ciclone è un libro magnifico. Romana Petri compie il salto difficile dallo stato di ottimo scrittore a quello di grande scrittore. E poi il libro è solo in apparenza un romanzo.

 

  • Perché?

Del romanzo ha la forma narrativa, la scioltezza; probabilmente molti trapassi sono opera di fantasia. Ma la sostanza è autentica. Le serenate del Ciclone è la storia del padre di Romana, Mario Petri: quindi il libro mi coinvolge come lettore, come storico della musica e, fortemente, da un punto di vista emotivo.

“Il Fatto Quotidiano”, 24. I. 2016.

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Con Le serenate del Ciclone, Neri Pozza, di 590 pagine, che ho divorate, Romana Petri compie il salto dallo stato di ottimo scrittore a quello di grande scrittore. Le è stato concesso dall’ombra magna del padre, Mario, il baritono che dagli anni Cinquanta al 1975 s’impose all’ammirazione di tutto il mondo. All’ammirazione e all’affetto: il secondo sentimento ben pochi cantanti d’Opera lo suscitano giacché di pochissimi le qualità umane sono rilevanti. Io in sessantasei anni di vita di cantanti che fossero grandi uomini ho conosciuto personalmente: Carlo Bergonzi, Alfredo Kraus, Bonaldo Giaiotti, Veriano Luchetti, Carlo Bini fra gli uomini; Anita Cerquetti, Magda Olivero, Renata Tebaldi, Teresa Berganza, Raina Kabaivanska, Ghena Dimitrova, Mietta Sighele, la mia amica del cuore (lo erano anche la Tebaldi e la Olivero) Mariana Nicolescu fra le donne. Certo ne ometto qualcuno, ma ci sono poche aggiunte.

   Compiuto il salto per l’ombra del padre non potrò che soprannominare Romana Elettra, sebbene la cupa eroina contrasti colla radiosità del nome evocante la luce di Poussin e del Lorenese. Elettra giacché il protagonista dell’Elettra di Strauss è il già defunto Agamennone: tutto si svolge intorno al dovere religioso della figlia di vendicarne la proditoria uccisione. Agamennone ha un poderoso Motivo musicale nato dalla scansione ritmica del nome in greco, A-ga-mè-mnon, che incombe su tutta l’Opera.

Pubblicato su "Il Fatto Quotidiano"

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Gli anniversar^i musicali più importanti del 2016 sono quello della (probabile) nascita del polifonista Cipriano De Rore (1516), che Monteverdi definisce “il divino Cipriano”, il centenario della morte di Francesco Paolo Tosti e il bicentenario della morte di Giovanni Paisiello, nato nel 1740. Non so molto delle iniziative per commemorare quello ch’è forse, dopo Gluck, Haydn e Mozart, il più grande operista della seconda metà del Settecento. Il teatro San Carlo di Napoli, al quale per esser il compositore frutto del napoletano Conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana, spetterebbe l’onere principale, riprende dal festival della Valle d’Itria di Martina Franca La grotta di Trofonio, che a quel festival verrà eseguita in prima esecuzione moderna. Non conosco quest’Opera comica, che di certo sarà deliziosa; e tuttavia credo che, ormai affermata davanti a Dio l’importanza di Paisiello autore comico – e, soprattutto, del cosiddetto “mezzo carattere” - , a noi spetti la testimonianza sul compositore tragico, su quello sacro e quello strumentale, cogli otto Concerti per pianoforte.