Lettera di Paolo Isotta al Direttore del Fatto Quotidiano

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Caro Direttore,
                         domenica mattina ho fatto un viaggio di dieci ore, da Acqui Terme a Napoli. Nella meravigliosa cittadina termale, vantata da Plinio e, a detta degli antichi,  quanto a potere delle acque superata solo da Stabia e pareggiata da Aquae Sextiae, l’Acquisgrana di Carlo Magno che i cretini da noi chiamano Aix-la-Chapelle, sono stato a ritirare un premio, l’”Acqui Storia”. Per me esaltante il riceverlo insieme con un monumento vivente quale Giuseppe Galasso, che mi onora della sua amicizia, con un grande giornalista quale Italo Cucci, con un grande storico quale Franco Cardini, con un geniale scrittore e amico del cuore quale Pietrangelo Buttafuoco. La splendida cattedrale paleocristiana, barocchizzata, porta sul frontone lo stemma e la divisa dell’attuale Vescovo: Resonare Christum corde romano, “Cantare Cristo con romano cuore”: motto tratto dalla XVII epistola di un Santo a me caro e vicino pure ratione loci, Paolino da Nola. Dovevo arrivare nella provincia di Alessandria per trovare un presule intelligente e colto! (Si provi a vedere le divise di gran parte degli attuali cardinali… I quali, peraltro, ignorando essi per lo più il latino, se la sono dovuta, ognuno la propria, cercare su Internet….)


   Ma vengo a raccontare del viaggio Torino-Milano sul “Regionale veloce” delle 11, 54. Salgo su di un vagone di prima classe in coda al treno, mi siedo, apro il computer poggiato su di una mensola. Arriva una sventurata ferroviera in preda a mille furie come la Elettra dell’Idomeneo di Mozart. “Io pianto tutto e me ne vado! Questi vagoni li ho fatti chiudere! Sono fuori uso! Lei ha forzato la porta! Deve andarsene subito! Via! Subito, ho detto, ha capitoooooo!”
   Ho ripercorso col pesante bagaglio tutto il treno fino alla prima carrozza. Come Dio volle, arrivo a Milano e prendo la Freccia per Napoli delle due pomeridiane. Vagoni nuovi, bellissimi e comodissimi; posto nell’”Area Silenzio”, benedetta. Sulla Freccia mi accorgo di aver dimenticato sul “Regionale veloce” il mio piccolo computer a tavoletta che in gergo si chiama “tablet”. Allora telefono alla Segreteria del “Corriere della Sera” – era il mio ultimo giorno in servizio – ed espongo il caso al caro e bravo Flavio. Questi chiama le Ferrovie (Trenitalia) e gli dichiarano che non possono cercare il pezzo perché la denuncia dev’essere fatta dall’interessato alla stazione di arrivo. Io ho obbiettato ch’ero già in treno e  hanno risposto di farla a Napoli.  Sul treno mi dicono di recarmi, quando arrivato, alla Polfer.  Invece dovevo andare all’”Assistenza Clienti.” Finalmente pervenutovi (erano circa le sette) una ragazza gentile e carina s’informa e mi dice che il computer si sarebbe dovuto recuperare immediatamente a seguito della chiamata di Flavio e che ormai non c’è che da   rivolgersi all’ufficio “Oggetti rinvenuti” del Comune di Milano. Lunedì telefono al numero fornitomi e mi viene cortesemente spiegato che le Ferrovie gli oggetti rinvenuti li consegnano una volta al mese, l’ultima è stata l’11 settembre. Chiamassi fra un mesetto.
   Stamane sono andato dal simpatico Salvatore a via Chiaja, abbiamo preso il caffè dall’amico Carmine (“Il Serpentone”: lo consiglio a tutti caldissimamente) e ho ordinato al suo negozio un nuovo “tablet”: me lo posso permettere, ho vinto il Premio ex aequo con Cardini. In più: come ho già raccontato, so che quando mi occorre un contrattempo si tratta di un avviso di San Gennaro: “Ringraziami: ti ho fatto pagare dieci per averti evitato cento!”
   Domani vado a Pozzuoli, al suo santuario, a ringraziarlo. E ringrazio tanto Trenitalia, strumento inconsapevole dei suoi imperscrutabili piani salvifici di primo coadiutore di Gesù.