"Il Fatto Quotidiano”, 2. X. 2016

Scarica il file in formato PDF

Thomas Mann è un grandissimo scrittore e un personaggio ambiguo. Omosessuale, la sua ambizione era diventare il poeta nazionale tedesco: e non solo si represse ma a tal fine fece un grandioso matrimonio con un’ereditiera ebrea di Monaco: i figli non ebbero lieto destino: Erika era lesbica e Klaus, omosessuale e drogato ma scrittore geniale pur egli, si uccise perché il padre non accettava il dialogo con lui da uomo a uomo. Sempre per la sua ambizione di essere il vate germanico, si schierò per la guerra (la Prima, la più grande macelleria novecentesca) con quelle Considerazioni di un impolitico così deliranti che persino le pagine belliciste di Gabriele d’Annunzio (da lui bassamente attaccato, dopo che su di lui aveva avuto un’influenza determinante) paiono, al paragone, sobrie. Dopo la sconfitta, per continuare a restare un padre della Patria, divenne progressista: e il romanzo La montagna dell’incanto, che pur ha pagine splendide, è alla fine un fallimento per il suo essere un troppo scoperto tentativo di cambio di fronte politico-ideologico sotto forma narrativa. Poi viene il premio Nobel; e viene il nazismo.

   Mann dal nazismo è oscuramente attratto al tempo stesso che razionalmente lo respinge: la violenza e quella carica omosessuale al movimento sottesa lo eccitano: per comprenderlo basta guardare il film – peraltro, di altissimo livello – Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl: le giovani reclute bionde che fanno nude il bagno nel fiume… La stessa attrazione oscura e lo stesso rifiuto razionale sono per la musica di Wagner: solo che in questo caso Mann per giustificare in modo razionale e culturale tale rifiuto nel suo saggio Dolore e grandezza di Richard Wagner della musica di Wagner fa una caricaturale falsificazione. La commemorazione di Wagner, da lui letta nel cinquantenario della morte del Maestro, suscitò una protesta di musicisti e intellettuali pubblicata siccome Monaco città di Wagner: fra i firmatarî dei grandi della musica come Strauss e Pfitzner: propriamente non erano nazisti ma del nazismo di servirsi tentarono e ne furono usati: Goebbels era più furbo di loro. La protesta forse scaturisce da cause non interamente nobili e politicamente fu usata in modo basso ma i suoi argomenti non sono privi di verità giacché tornano sull’ambiguità di Mann. Lo scrittore se ne andò a Zurigo e attese gli eventi: e  ho il sospetto che se Hitler, una volta andato al potere, lo avesse invitato a ricoprire la carica di ministro della Cultura, le cose sarebbero andate diversamente. Invece nessuno lo chiamò nemmeno a Zurigo: e Mann venne quasi costretto da Klaus e dal fratello Heinrich, pur egli grande scrittore e politicamente assai più limpido, a scrivere un atto di accusa del nazismo e accettare una posizione di esiliato dissidente. Che fu la sua ulteriore fortuna; lo dico senza voler sminuire il suo tardivo coraggio.

   Un romanzo del 2013 dell’avvocatessa Britta Böhler, una tedesca naturalizzata olandese, racconta i giorni zurighensi della svolta. In fatto si tratta d’una novella che, con corpo di stampa molto grande, raggiunge le duecento pagine nell’edizione italiana ora apparsa per la Guanda col titolo de La decisione: quello originale è La lettera del mago. E’ nondimeno un’opera pregevole della quale la documentazione davvero approfondita, anche nel mettere in rilievo l’omosessualità come elemento centrale della personalità di Mann, s’appaia all’efficacia narrativa.

   Nella sua Patria il Potere stabilì di proibire le sue opere.  Credo si trattasse di miopia politica giacché, mi ripeto, con maggiore accortezza Mann avrebbe forse potuto esser acquisito al regime. Ancor maggiore cecità i nazisti ebbero verso Arnold Schönberg, un filotedesco se ce n’erano che venne letteralmente costretto a ridiventare ebreo dopo aver niccianamente cantato nei Gurre-Lieder (anteriori alla Prima Guerra) la redenzione di Dio da parte della Natura e del quale la produzione venne autolesionisticamente classificata siccome “arte degenerata”. L’estetica musicale del nazismo parte da premesse opposte ma finisce col coincidere con quella staliniana e, o, stalinista. L’indifferenza di fondo di Mussolini fece sì che per fortuna in Italia le dichiarazioni reboanti si attuassero solo alla periferia dei valori.  L’eterogenesi dei fini.

   Da La decisione mi piace citare un bellissimo passo: “Ma quanto tempo sarebbe passato prima che i suoi libri fossero proibiti in Germania? E poi, cosa sarebbe successo? Rabbrividiva, pensando alle parole profetiche di Heine: ‘Là dove si bruciano i libri si finisce col bruciare anche gli uomini.’”

   Quest’altro ebreo dell’Ottocento aveva capito tutto.

www.paoloisotta.it