"Il Fatto Quotidiano”, 14. IX. 2016

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Ieri non sono andato al concerto al San Carlo del tenore Jonas Kaufmann; e non ci sarei andato nemmeno se facessi ancora il critico musicale. Un garbato tenorino che ancora se la cava bene nel Lohengrin ma al quale hanno fuso  la testa facendogli credere di poter cantare il Trovatore e l’ Aida (e la canzone napoletana: che per motivi di pronuncia è negata a quasi tutti: si veda il povero Pavarotti, che faceva ridere: l’esempio lo possono dare il sommo Caruso e impareggiabili melodisti come Gennaro Pasquariello) è un fenomeno che funziona solo presso le meze cazette culturali; e purtroppo la società napoletana è fatta ormai di meze cazette e sembrava un fatto di vita o di morte esserci; e anche un fato: pure per servilismo verso Renzi.

   Ma non della ridicola superfetazione del tenorino voglio parlare, bensì di un fatto politico rilevante che va ben di là da Napoli: ossia del mancato incontro al San Carlo fra Matteo Renzi e il sindaco di Napoli De Magistris: incontro che, ormai da lunghissima pezza non avvenuto, sarebbe dal ragazzotto stato benignamente concesso, per qualche minuto, prima del concerto. Ma che di nuovo  è stato disdetto per l’arroganza, e diciamo pure violenza istituzionale,  di Renzi di imporre al Sindaco la presenza del boss ministeriale Salvo Nastasi, attuale vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio e commissario a Bagnoli.

   Non è un mistero, essendomi io, anche grazie al “Fatto”, per lunghi mesi schierato a pro della candidatura a sindaco di Napoli di Antonio Bassolino, che non ho votato per De Magistris. Renzi ha voluto perdere le elezioni a Napoli con la sventurata Valeria Valente invece che vincerle con Bassolino e io a votare non sono proprio andato. E tuttavia la questione Bagnoli deve farci schierare con De Magistris: come napoletani, come italiani. Renzi non può, in quanto figura istituzionale, porre ricatti volti a umiliare un’altra figura istituzionale quale il sindaco di Napoli è: a prescindere dalla inimicizia politica. L’imposizione di un commissario per la bonifica di Bagnoli  è pur esso un atto di enorme arroganza istituzionale che inficia le procedure della bonifica stessa. Altri che non sia io vorranno sulle nostre colonne illustrare gli enormi interessi dietro tale bonifica celantisi: il che doveva farla realizzare con ben altri mezzi che l’istituzione di un commissario.

   L’arroganza istituzionale  diviene anche politica per la scelta del soggetto che tale bonifica dovrebbe attuare. Nastasi è un boss abituato a comandare con arroganza superiore persino a quella di Renzi: anche perché, da direttore generale del ministero dei Beni Culturali, ha trovato quali ministri solo ectoplasmi: fino a Dario Franceschini che si dice aspiri a fare il presidente del Consiglio e di tutti era il più ectoplasma giacché di fronte a Nastasi stava col cappello in mano e da lui veniva pure in pubblico zittito e ridicolizzato.

   Grazie ai governi che lo hanno sostenuto e ai ministri che gli hanno obbedito Nastasi ha distrutto il mondo musicale italiano e anche quello del teatro di prosa; e segnatamente teatri come il San Carlo di Napoli, il Maggio Musicale Fiorentino, l’Opera di Roma, la Fondazione Toscanini. Tanto io posso dichiarare ex cathedra per la mia funzione e tanto persino il “Corriere della Sera” mi ha fatto scrivere. E costui dovrebbe realizzare la bonifica di Bagnoli? E per non rinunciare a costui il presidente del Consiglio rifiuta d’incontrare il sindaco di Napoli? Ma alle elezioni politiche a votare andrò e come. Pure, sono certo di una cosa: quando Renzi sarà caduto Nastasi gli sopravviverà…..

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