“Il Fatto Quotidiano”, 26. IV. 2016.

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Il direttore del “Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, è per me un’amicizia recente che sento crescere di giorno in giorno. L’amicizia che gli porto non può tuttavia indurmi a provare per la Magistratura l’ intemerato eros ch’egli per lei sente, ancorché i suoi ragionamenti m’abbiano  diminuito alquanto il  disamore. Non credo tuttavia che il medesimo amore egli porti alla pm Barbara Bresci, in forza presso la Procura di Imperia: e sono disposto a perdere la scommessa.

   Questa leggiadra signora provoca la solidarietà del più importante commentatore di “varia” del “Corriere della Sera”, il professore universitario Aldo Grasso. Ella deve, nella sua qualità, occuparsi da titolare dell’inchiesta sull’esplosione della villa nella quale poco fa Gabriel Garko alloggiava nella sua giurisdizione. Su facebook la pm confida a un’amica di esser attratta dal fascinoso uomo di spettacolo. Il Csm l’ha messa sotto procedimento disciplinare;  e ci mancherebbe: la soave cretinaggine di chattare intorno a uno del quale ci si deve occupare ratione muneris è più grave di un crimine; ma il professore Grasso sostiene che l’organo dei magistrati dovrebbe occuparsi di cose più serie e che si tratta d’inutile severità.

   Io chi sia Gabriel Garko ho appreso da pochissimo, ossia da quando tutti i giornali si sono occupati di lui per aver egli presentato l’ultimo festival di Sanremo. Ho visto “in rete” le sue foto, cangevoli assai, come se fosse l’uomo dai mille volti. Maschiaccio, androgino, effeminato…. Sempre affascinante, chi dice di no. Ho letto che alcuni maligni sostengono ch’egli sia omosessuale: e addirittura vorrebbero che facesse un coming out; giustamente l’artista, idolo delle ragazzine oltre che delle mature pm, smentisce. Non ce ne sarebbe nemmeno necessità: io mai sosterrei  che Garko abbia i connotati tipici della recchia: e non perché non voglio avere e far avere a Travaglio una querela. Credo invece di poter affermare che basta guardarlo per comprendere che se c’è un esempio inconcusso di italica virilità e, come si diceva ai bei tempi, sanità della stirpe, è lui: come Rodolfo Valentino, ancor più bello. Valentino-Garko: un asse di virilità Castellaneta-Torino.

   Ma osserviamo la faccenda in termini giuridici. E facciamo un periodo ipotetico: beninteso, dell’irrealtà. Mettiamo che la pm Bresci avesse fatto profferte erotiche a Garko e questi le avesse accettate. Si configurerebbe quella che il diritto chiama la inutilis stipulatio, ossia la stipulazione impossibile da applicare. Non certo perché il bel Gabriel fosse omosessuale, Dio liberi. La eccessiva virilità di Garko non può avere per oggetto che le quattordicenni che impazziscono per lui; ma egli non commetterebbe mai un reato essendo un vero uomo delle Istituzioni. La signora Bresci (sempre nell’ipotesi dell’irrealtà) dovrebbe dunque tornare a fare l’esame di diritto civile mentre Garko resterebbe inutilmente bello: a onta di quel silicone onde i maligni dicono affetti i suoi zigomi. Piace a noi morbosi sognare che se Gabriel accettasse una profferta da parte di un altro uomo la stipulatio sarebbe utile e applicabile: siamo sempre nell’ipotesi dell’irrealtà (il terzo tipo: ma data la situazione se ve ne fosse addirittura un quarto sarebbe quello), giacché solo nu femmenella passivissimo potrebbe sperare d’aggiungersi alle tante donne ed esser posseduto da un virilone siffatto; il quale, peraltro, nemmeno questo accetterebbe.

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