“Il Fatto Quotidiano”, 3. V. 2016.

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Forse l’Inferno metafisico non esiste. Di certo, quando verrà alla fine dei tempi l’apokatastasis panton, il ritorno del Tutto allo stato originario, ognuno verrà salvato, a cominciare da Lucifero: lo insegna Origene. Ma di inferni fisici il mondo è pieno. Uno confina con la più bella città del mondo, Napoli.

   Un tempo si diceva Campania felix: per la feracità del suolo, la bellezza del cielo, i luoghi ridenti. Adesso in Campania vi sono tre milioni di metri quadri (tre milioni: ve ne rendete conto) del tutto compromessi per un inquinamento che produce il cancro al quaranta per cento della popolazione. La cosiddetta Terra dei Fuochi è, parlando in senso stretto, un’area di 1.076.000 metri quadrati ove sono siti 57 comuni per complessivi due milioni e mezzo di abitanti. Essi sono condannati all’inferno in questa vita. Il maggior luogo di occultamento dei rifiuti tossici che esiste in Italia. Un’industria per la camorra: la quale, coi guadagni e con quelli dello spaccio, è una realtà economica “pulita”, che dall’usura è passata direttamente alle banche. Il mondo economico, la politica, le cosiddette istituzioni, non solo ci dialogano, ci fanno affari e sono subalterni. Poi fanno i proclami sul “riscatto del Sud”.

   Il rione Salicelle e il Parco Verde di Caivano: in due ottomila abitanti, una città. Dopo il terremoto del 1980 ci fu la deportazione della popolazione. Ci furono ventimila miliardi di lire che i politici si spartirono colla camorra, la quale fece il “salto di qualità”.  Atroci falansterî dove i mezzi pubblici non giungono, l’immondizia non viene raccolta e le fogne non sono manutenute. Lo Stato lì non sanno nemmeno che cosa sia; gli abitanti, innocenti all’origine, hanno subito una sorta (Dio mi perdoni) di mutazione antropologica per lo stato in che vengono tenuti: e per loro lo Stato è il nemico. Lo è la scuola: gli insegnanti che tentano di andarsi a prendere i bambini per insegnargli almeno a leggere e scrivere. Lo sono polizia e carabinieri. Lo sono quei martiri di parroci che tentano di portarli sui fondamenti della religione: religio è il legame fra noi e Dio, ma è anche il legame degli uomini stretti in una comunità: che sia tale. La gran parte degli abitanti è al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. Per sopravvivere fanno i manovali della criminalità.

   Il Parco Verde di Caivano è uno dei luoghi di spaccio più grandi d’Europa. Strade, scale, ballatoi, sono recintati. I ragazzini di dieci anni fanno le vedette, i quattordicenni spacciano, i genitori spacciano e nascondono la droga, le nonne lavorano a confezionarla colla plastica delle buste della spazzatura. Eroina, cocaina, haschisch, acidi, crack, kobrett.

    Alla classe politica conviene siano in miseria, così un voto costa 5 euro. Importa poco stabilire giudizialmente se vi sia un accordo espresso fra politica e camorra: nella realtà effettuale v’è la coincidenza di interessi: punto e basta.

   Le bambine a tredici anni sono già incinte: del padre e, o, dei fratelli. Ora è stato incastrato l’assassino di Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni che, dopo esser stata ripetutamente violentata, è stata buttata dal terrazzo di copertura. L’assassino aveva violentato anche le bimbe della convivente e, un anno prima, ucciso allo stesso modo il figlio della stessa. Questa donna era complice. Se le bimbe violentate si lamentano colle mamme queste le rimproverano. Se ci è voluto tanto tempo per incastrare il cosiddetto “mostro” è perché il Parco Verde si è chiuso nell’omertà: forse addirittura nella solidarietà col “mostro”, che a questo punto non si può più definire tale. La donna che aveva trovato la scarpina di Fortuna, sfuggitale dopo l’ultima violenza che ha messo capo al delitto, l’ha nascosta. Al “mostro” hanno fabbricato alibi falsi con deposizioni. Quando un anno fa in un incidente stradale morì Federico Bisceglia, il pubblico ministero che indagava sull’omicidio, al Parco Verde spararono i botti per festeggiare. Chissà quanti altri casi, quanti delitti simili, mascherati da incidenti, che non conosceremo mai. Magistrati di straordinario valore sono giunti a ricostruire i delitti solo per esser pazientemente riusciti a far parlare altre bimbe a loro volta vittime, dopo ch’erano state tolte alle famiglie, che impedivano loro anche solo il ricordo. La mamma di Fortuna ha dichiarato in varie interviste di aver subito l’ostilità dell’intero rione: subito dopo, durante le indagini e anche adesso. Chi ha letto Manzoni sa l’infinita abbiezione dell’essere umano; e sa anche che l’esser vittime rappresenta il principale fomite, per gli altri, a perseguitare ancora chi vittima è per il sol fatto d’esser vittima.

   Si Deus est, unde malum?, si domanda Agostino: se Dio è, donde origina il male? Un cattolico deve domandarsi perché Dio permetta tutto questo. Più pessimista di Agostino, un altro grande Santo – proprio di queste zone - ,  Cipriano di Aversa, prorompe che  Cristo ha patito invano  (Doleo, et vehementer doleo! Sunt aliqui, pro quibus Christus frustra passus est.) Noi ce lo chiediamo con lui.

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