“Il Fatto Quotidiano”, 25. III. 2016.

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Un concerto svoltosi nella milanese basilica di San Calimero con prime esecuzioni assolute nella nostra epoca offre l’opportunità di ricordare un grande compositore operante fra il primo e il medio Barocco, Tarquinio Merula.

   Nacque a Busseto nel 1595: la cittadina emiliana vanta  Merula oltre Verdi. Ma allora Busseto apparteneva alla diocesi di Cremona: onde questo, e l’esser egli vissuto in gran parte lì, lo fa qualificare “cremonese”. Nella città che dev’esser carissima a tutti per avervi Virgilio, avanti che a Napoli, seguito i primi studî, Merula morì nel 1665. Era stato a Varsavia, maestro di cappella di Sigismondo Wasa; poi aveva avuto “un crescendo di alterne residenze” (Gottfried Benn) dovuto al suo di volta in volta risultare inviso ai Capitoli o alle Fabbricerie delle cappelle bergamasche e cremonesi per le quali prestava la sua  arte. Ma le  ben diciotto raccolte di opere a stampa, strumentali e vocali, queste nella duplice veste di Madrigali e musica sacra, sono tutte pubblicate a Venezia.

   Ein Hochhinauf wechselnder Residenzen: il verso del Poeta è tratto da Bilder (Quadri), del quale lo spunto scaturisce dall’autoritratto di Tintoretto vecchio. Or le composizioni eseguite nel concerto  a Tintoretto fanno  pensare. Il contrappunto scenografico e pieno di moto descrittivo dei Salmi dell’Opera Sedicesima  (l’Arpa Davidica) possiede lo stesso ductus di certe grandi tele, quella di Brera  (Ritrovamento del corpo di San Marco, 1562) o della veneziana Accademia (Trafugamento del corpo di San Marco, 1566). Medesimo ductus ma non medesima epoca: la musica, nell’uniformarsi allo Spirito del Tempo, è ancora qui in ritardo di qualche decennio. E infatti l’altro Maestro che  possiede il medesimo tipo stilistico del Tintoretto, di scuola veneziana, Henricus Sagittarius, vulgo Heinrich Schütz, è di Merula perfettamente coevo: nasce nel 1585, muore a Dresda nel 1672.  Un Mottetto di questo Sommo, Saul, Saul, was verfolsgt du mich? , pare simillimo a quelli dell’Arpa davidica: cito a mo’ di esempio Domine ad adiuvandum, nel quale le voci si rincorrono e quasi si ossessionano nell’imperativo festina (“affrettati”), a tradurne il simbolo verbale in simbolo musicale, persino nel Gloria Patri. Proprio  per l’esser radicato nella parola e nel volerla tradurre, il contrappunto di Merula, al quale la sottigliezza costruttiva e combinatoria dell’arte rinascimentale non è certo ignota, va ascritto siccome sua pretta espressione al Barocco musicale.

   Il concerto milanese è costruito dal suo ideatore, Giovanni Acciai, che dirige il Collegium vocale et instrumentale Nova ars cantandi, allo scopo di mostrare la celebrazione liturgica quale poteva aversi a Cremona negli anni di Merula. E così la Messa facente parte dell’Arpa Davidica è eseguita intramezzandosi le sezioni dell’Ordinarium con brani strumentali o, appunto, Salmi in forma di Mottetti. La Messa è a sua volta un capolavoro costruttivo. La polifonia dotta si contamina, sin  dall’incipiente millennio, con l’arte profana della canzone  e della danza: in senso addirittura genetico. La musica strumentale del Rinascimento nasce duplicemente come canzone e danza da un lato, trasposizione organistica del canto liturgico dall’altro. La Messa di Merula è composta secondo la forma delle Variazioni sopra un basso ostinato, ossia secondo quella della danza denominata Passacaglia. Il basso di partenza del capolavoro è il cosiddetto Ruggiero: un secolo dopo Bach vi scriverà la più importante opera pianistica, le monumentali Variazioni Goldberg….

    Oggi numerosi complessi sono specializzati nell’esecuzione della musica vocale e strumentale rinascimentale e barocca: due, inglesi, sono a giusta ragione rinomatissimi: il Hilliard Ensemble, il Taverner Consort.  Poi esistono tanti ciarlatani e tanti scocciatori. Il Collegium Ars Cantandi, diretto da un  uomo di cultura, erudito ma pure  musicista grande e musicalissimo intus et in cute quale Giovani Acciai, svetta su tutti e fa onore a noi italiani.

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