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Carissimo

ho letto con commozione e gratitudine le pagine così elogiative che mi dedichi nei tuoi due ultimi e fortunati libri La virtù dell’elefante e Altri canti di Marte, opere letterarie di profonda erudizione, di amore per la musica e per la vita. Siamo nati nello stesso anno il 1950. Abbiamo vissuto decenni gloriosi per il mondo musicale e conosciuto grandi Maestri; oggi, purtroppo, molte cose sono cambiate. Nella stessa direzione d’orchestra sembrano prevalere logiche di marketing, sideralmente lontane da ciò che dovrebbe essere richiesto per esercitare degnamente tale professione.

   Manca troppo spesso la necessaria preparazione, lo studio severo della partitura, vera fonte di gioia! Che comporta un’assimilazione delle regole dell’armonia, della strumentazione, del contrappunto. Gestualità caotiche senza una tecnica elemento basilare per ognuno: l’arte è dono del cielo. E quante volte sembra latitare l’amore per il canto, la necessaria umiltà, il porgersi in maniera semplice con quella sicurezza che proviene dalla bravura.

 

   Come docente di direzione d’orchestra in un’attività quasi trentennale di insegnamento ho caparbiamente instillato nelle varie generazioni di allievi il senso etico che dovrà accompagnarli nel loro percorso musicale sorretti dalla ineludibile chiarezza gestuale. La riconoscibilità di una scuola: l’opera musicale rinasce nelle mani dell’interprete e in quelle di chi musica scrive. Nelle tue pagine il suono prende una vita speciale che la penna fa zampillare, conquistando il lettore con una narrazione appassionata, dotta e folgorante. Ora sono alle prese con lo studio della Campana sommersa di Respighi, la cui figura esalti nella tua attività di storico della musica, con illuminante capacità di indicare nuovi sentieri di analisi critica del Novecento, secolo che il tempo che passa si fa sentire come già storicizzabile. Ne “La virtù dell’elefante” definisci la registrazione di Gino Marinuzzi de La forza del destino la più importante incisione discografica della storia. La lettera del Maestro indirizzata ad Anita Colombo da te riportata in Altri canti di Marte, è un monumento di acume e saggezza. A proposito della differenza tra incisione e recita teatrale dal vivo, il sommo direttore d’orchestra del Novecento scrive: “Qualche volta in teatro bisogna saltare il fosso e correre dei rischi, ma qui si tratta di cosa diversa: <<scripta manent>> ed io desidero che ciò che viene inciso sotto la mia direzione possa restare a modello per quelli che verranno dopo di me.” Ho ottenuto il Diapason d’argento al concorso Marinuzzi di Sanremo (1975-1976) e spero di tornare presto ad interpretare le sue composizioni. Stupenda è la tua analisi della Sinfonia in LA dell’autore.

   Spero di incontrarti presto sia a Roma che nella diletta Napoli.

   Ti abbraccio.

   Donato Renzetti

Roma, 7 febbraio 2016