Libero, 19. IX. 2020

   Sono in vacanza a Ischia, e come sempre torno a vedere la villa del grande compositore William Walton. Nel 1956 egli aveva scelto di trasferirsi a vivere in Italia insieme con la moglie argentina Susana, e si era stabilito a Ischia. Comprò un terreno roccioso e, piano piano, incominciò a realizzare il suo incomparabile progetto. Sotto le rocce, di natura vulcanica, scorrono acque pur esse vulcaniche. Inutile ricordare che il terreno vulcanico è feracissimo. Dal 1960 sir William incominciò a far piantare essere rarissime e comuni, di ogni parte del globo, dalle tropicali alle artiche, miracolosamente conviventi grazie alle acque sotterranee che creano una temperatura atta ad ambientarle tutte. Il giardino fu realizzato dall’architetto di giardini britannico Russell Page: l’architettura di giardini è arte praticata in Inghilterra particolarmente, e il suo principale esponente è il settecentesco “Capability” Brown. La sua caratteristica è quella di inzeppare artificiosamente le piante in uno spazio ristretto (quello della Villa Walton ristretto non è) dando l’impressione che l’area sia vasta.

   Il maestro Walton morì nel 1983, e resta uno dei più importanti compositori inglesi. Il suo amore per Napoli era immenso, e nella casa di Forio egli possedeva anche una ricca collezione di Pulcinella. La vedova gli sopravvisse fino al 2010, e dopo la scomparsa del Maestro le piantagioni continuarono. Oggi la Villa “La Mortella” è gestita da una Fondazione, la quale si preoccupa di aprire il giardino al pubblico tre giorni per settimana e di manutenerlo con una precisione e un amore che definire encomiabili è poco.

   Girare per i viali ti restituisce la pace con te stesso, e l’essere immersi nel verde ti procura una pace soprannaturale. “La Mortella” è un vero luogo dell’anima. Il vallone è una parte foltissima; i viali superiori raccolgono felci e aloe in centinaia di varianti. Tocchi ruscelli e stagni, ove allocano le ninfee di ogni tipo. I visitatori, per lo più stranieri, sono civilissimi; nessuno strappa una foglia, e si astengono anche solo dal toccare le piante. Il giardino è concepito da Page giusta la regola della sorpresa e dell’inzeppamento delle aiuole con l’impressione che lo spazio si moltiplichi.

   Non credo che Walton fosse cristiano, sebbene sia autore anche di musica sacra; altrimenti non avrebbe costruito il tempietto sovrastante nella parte superiore. Sulla parete principale un simbolo solare, una figura aureolata di raggi. La circondano i simboli dello zodiaco. Il centro è la celebrazione apollinea: la nascita del dio; Apollo sul carro tirato da cigni. Le nove Muse cantano accompagnandosi con strumenti musicali. Nella terza stanza, più oscura, versi del VI dell’Eneide parlano dell’ombra che precede l’ingresso all’Ade. Vorrei ricordare che il culto del Sole è antichissimo e risorgente. Venne imposto, e gli altri dei retrocessi, dal re egizio Akhenaton; ma alla sua morte i sacerdoti degli altri culti li ripristinarono. Divinità solare, fusa con Apollo-Sole, è Mitra, di origine orientale, che nell’Impero di Roma era adorata soprattutto dall’esercito: la sua festa cade il solstizio d’inverno. Lo stesso Tiberio era iniziato ai suoi misteri. Uno dei più grandi Imperatori romani, Aureliano, vissuto dal 214 al 275 dell’era volgare, istituì la festa del Dies natalis Solis invicti, la Nascita del Sole invitto, che veniva a porsi al di sopra del pantheon classico. Questa si celebrava il 25 dicembre, come quella di Mitra. Or credo basti la semplice enunciazione di questi fatti storici per concludere che illa de Christo fabula, quella favola di Cristo, come si esprime papa Leone X, mutua da religioni precedenti o contemporanee, o imita, l’apparato simbolico. Allo scopo di costituire Cristo come una divinità solare, la nascita della quale coincide con la rinascita della luce e della Natura.

   Chissà quanti fra i visitatori de “La Mortella”, entrando nel tempietto, sono in condizione di cogliere l’altrimenti chiarissimo messaggio lasciatoci dal maestro Walton. Il suo giardino è una festa della Natura, e il tempietto ne celebra il divino vertice, il Sole.

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