Il Fatto Quotidiano, 19. VII. 2020

Posillipo ha un etimo greco che significa “pausa dal dolore”. Questo significato è stato autentico fino a qualche decennio fa. Ora la principale attrattiva di bellezza napoletana, e una delle prime del mondo, non esiste più. Provate a fare un giro per la parte alta di via Petrarca, per via Boccaccio, per via Lucrezio. Ovunque cocci di bottiglia, bottiglie vuote, cartacce schifose, lattine piegate, polvere da non dirsi, pietre divelte, immondizia non gettata nei cassonetti, che pure abbondano. E, anche all’interno del Parco della Rimembranza (dopo la guerra ribattezzato Parco Virgiliano: lì il sommo dei poeti abitava, ma la casa non l’abbiamo trovata), pini tagliati. I pini tagliati sono trecento!

   Il degrado è precipitato durante gli anni nei quali De Magistris, che lo è ancora, è stato sindaco. L’ex magistrato con la bandana arancione, capace unicamente di concionare, e avente quale solo interesse il popolo (alcoolizzato e tossico) dei cosiddetti “baretti”, luogo di sfogo della cosiddetta “movida” delle fine settimana, e i criminali dei centri sociali…

   Perché ha fatto tagliare i trecento pini? Si vuole a scanso di responsabilità, per evitare di avere noie nel caso un ramo si fosse staccato e fosse caduto su di un passante. Ora quei tronchi sono nient’altro che povere bocche mute, come Marco Antonio, nella tragedia di Shakespeare, definisce le ferite sul corpo di Cesare dopo l’assassinio. A De Magistris, in quanto sindaco, spetterebbe di far ripiantare i trecento alberi. Non lo farà mai; né credo che il suo successore, specie se sortito dalla sua nidiata, se ne occuperà.   Credo che le povere bocche mute resteranno in eterno tali.

   E mi viene fatta una riflessione. Posillipo era una bellezza imparagonabile. Ma la sinistra ignorante e cialtrona, come quella di De Magistris, nutre anche una sorta di odio ideologico per la bellezza. La considera un mezzo per stabilire e mantenere le distanze sociali: laddove è vero l’esatto contrario, giacché essa sgorga per tutti. Certo, i poveri non abitano a Posillipo; ma possono arrivarci con i mezzi di trasporto pubblico. O meglio, avrebbero potuto arrivarci finché tali mezzi di trasporto funzionavano alla buona; oggi anch’essi sono in crisi, e spettacolo frequentissimo è il vedere torme di disgraziati che attendono ore sotto la pioggia o sotto il sole bollente che un autobus passi.

   Insomma, a Napoli è tutto finito. I grandi alberghi del lungomare (“liberato” da De Magistris) sono chiusi; e per via Partenope vedi solo piste ciclabili vuote, venditori abusivi, roulottes con la carne di porco e i panini. Questa era la più bella città del mondo. Goethe la definì “un paradiso abitato da diavoli”, ma oggi direbbe “un inferno abitato da diavoli”.

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