Il Fatto Quotidiano, 20. VII. 2019

Sul “Fatto” ho espresso più volte la mia opinione sul Maggio Musicale Fiorentino e la sua gestione. Dal momento che oggi l’amico Tomaso Montanari la commenta, vorrei ripetere la mia valutazione dei fatti.

   Il soprintedente Cristiano Chiarot era alla Fenice da anni ove aveva accumulato un grande debito di bilancio e, peraltro, acquistato azioni della Banca Popolare di Vicenza. È stato nominato al Maggio della primavera del 2017: quando Salvo Nastasi era onnipotente in tutto il mondo dello spettacolo. Ch’egli dichiari di non aver buoni rapporti con costui è ridicolo, a Nastasi dovendo egli tutto.

   Il Chiarot, cattocomunista veneto, fu persona umile e gentile finché rimase direttore marketing della Fenice. Da soprintendente, incominciò a credersi qualcuno, e soprattutto un grande direttore artistico, la reincarnazione di Francesco Siciliani e Roman Vlad. Con la sua cultura da wikipedia, si è circondato di direttori d’orchestra e registi di quarta categoria che ritiene, grazie al suo insegnamento, migliori di Karajan e Toscanini. Un esempio: il direttore coreano Chung (una Sinfonia di Mahler riesce bene a chiunque) viene incaricato di importanti produzioni di Verdi, l’ultima delle quali è il Don Carlos: ch’è in francese. Costui, oltre che il coreano, conosce solo l’inglese. Come fa ad affrontare Verdi? Ascoltai il Boccanegra alla Fenice restandone basito.

   Al Maggio è proseguito l’identico andazzo. Tomaso cita Esa-Pekka Salonen, effettivamente uno dei migliori direttori d’orchestra oggi esistenti. Quando si spara nel mucchio, a volte si fa centro.  Sugli altri … Dio liberi! E si guardi l’attuale stato d’indebitamento della Fondazione.

   Il punto è che tutto ciò che di deplorevole è ora avvenuto al Maggio è avvenuto all’interno di una (non dirò cosca) simpatica associazione di amici Nastasi, Renzi, Nardella, nella quale Chiarot era stato inserito come utile idiota. Il direttore d’orchestra Luisi (che stimo modestissimo) ne faceva pure parte. Si sono scannati i componenti della stessa banda. Non esistono i buoni e i cattivi, non si possono distinguere. Sono tutti eguali: per motivi che io non posso conoscere all’improvviso hanno incominciato a scannarsi.

  La legge Madia, che mette Chiarot (e con lui rende non più nominabili la Purchia e Biscardi, altri del clan Nastasi) in pensione a dicembre, è secondo me non solo iniqua ma incostituzionale. Come mai se ne accorgono solo adesso? Come mai non hanno fatto un’azione di gruppo affinché la Corte si pronunciasse?

   Secondo me, perché fino a quindici giorni fa il terremoto accaduto non lo immaginavano nemmeno. Erano sicuri di sé nei loro posti locupletatissimi. La superfetazione dell’ego di Chiarot che, mi ripeto, darebbe lezioni anche al maestro Karajan, lo faceva sentire il più sicuro di tutti. Dà lezioni pure ai compositori su come si scrivono le opere: se non gli sta bene, le cambia. Vedi il caso Carmen. “Così si parlerà di me in tutto il mondo!” E, vedrete, lo faranno senatore a vita. Lì farà meno danni alla cultura che da soprintendente del Maggio.

   La mia vecchia idea è sempre la stessa. Bisognerebbe prima chiudere le Fondazioni per qualche anno – tutte -; e poi fare una vera legge che le faccia gestire come musei della cultura musicale e non sfogo per nullafacenti e occasione per agenti e soprintendenti e segretari artistici e dirigenti per essere superpagati.

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