buon giorno Maestro Isotta,

ho il piacere di aver iniziato la lettura della Sua  “dottissima lira” e sin  dalla introduzione dell’”Avvertenza” ho provato un senso di ritrovamento ed una progressiva liberazione mentale dall’invadente degrado dell’attuale pensiero dominante. 

Nel  presente esilio di cittadinanza,  il mito con la sua  verità profonda  e subliminale risveglia nostalgie esistenziali: la perdita dell’assoluto, di una originaria intravista età dell’oro.

Il mito è connesso all’esilio, alla nostalgia della bellezza.

Anche al rimpianto di un locus mundus, ormai sopraffatto dall’immondizia.

La rivisitazione ed interpretazione di un’opera e della sua genesi è sempre di natura e tipo ecfrastico e ne rivivifica la durata nel tempo.

Immagino ne sia d’accordo.

Con rinnovata stima

Giovanni Barca