Pubblicato su "Il Fatto Quotidiano"

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Gli anniversar^i musicali più importanti del 2016 sono quello della (probabile) nascita del polifonista Cipriano De Rore (1516), che Monteverdi definisce “il divino Cipriano”, il centenario della morte di Francesco Paolo Tosti e il bicentenario della morte di Giovanni Paisiello, nato nel 1740. Non so molto delle iniziative per commemorare quello ch’è forse, dopo Gluck, Haydn e Mozart, il più grande operista della seconda metà del Settecento. Il teatro San Carlo di Napoli, al quale per esser il compositore frutto del napoletano Conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana, spetterebbe l’onere principale, riprende dal festival della Valle d’Itria di Martina Franca La grotta di Trofonio, che a quel festival verrà eseguita in prima esecuzione moderna. Non conosco quest’Opera comica, che di certo sarà deliziosa; e tuttavia credo che, ormai affermata davanti a Dio l’importanza di Paisiello autore comico – e, soprattutto, del cosiddetto “mezzo carattere” - , a noi spetti la testimonianza sul compositore tragico, su quello sacro e quello strumentale, cogli otto Concerti per pianoforte.

 

   Il festival della Valle d’Itria offrì negli anni passati la prima esecuzione della Proserpine, elegante e un po’ esangue prodotto manierista che il Tarentino aveva nel 1803 scritto per Napoleone, del quale era il compositore prediletto; e I giuochi di Agrigento, un capolavoro di forza drammatica e di anticipazione delle forme operistiche ottocentesche rappresentato nel 1792 alla Fenice: e il teatro veneziano avrebbe potuto pensarci. Non trovo nel cartellone del San Carlo né le potenti Opere su testo di Ranieri Calzabigi, con Metastasio il più grande librettista del Settecento, l’Elfrida (1792) e l’Elvira (1794), per il San Carlo scritte, né La Passione, sempre sull’altissimo testo poetico di Metastasio, che strappa le lacrime a me come le strappò nel 1784 a Stanislao Poniatowski, re di Polonia; né la Messa e il Te Deum che vennero eseguiti nel 1804 a Notre Dame per l’incoronazione di Napoleone. Dell’autore sacro s’è preso cura solo Riccardo Muti nel 2010 quando diresse a Salisburgo la Missa defunctorum del 1799 (versione definitiva) per la commemorazione napoletana di Pio VI, che della tirannia di Bonaparte fu un martire.

   Parlerò un’altra volta di un comitato per le celebrazioni del bicentenario, che avrebbe potuto essere ancor meglio costituito e qualcosa avrebbe dovuto fare. Mi preme di dar conto di quella che, allo stato, è di gran lunga la più importante di tali celebrazioni, la prima rappresentazione ai giorni nostri della Fedra, del 1788. Essa avrà luogo al Massimo Bellini di Catania il 17 gennaio.

   La Tragedia di Euripide Ippolito è la prima fonte del testo; che viene contaminata con altre grazie alle quali il figlio di Teseo e dell’amazzone Antiope, casto e dedito solo al culto della casta Diana, amoreggia invece con la principessa Aricia. Il modello del librettista di Paisiello è mediatamente la Phèdre di Racine e immediatamente Innocenzo Frugoni, che nel 1759 aveva per un altro pugliese della scuola napoletana, Tommaso Traetta, scritto un Ippolito e Aricia, a sua volta modellato sull’omonima Tragédie lyrique di Jean-Philippe Rameau (1733). Le tre introducono la vicenda accessoria d’una discesa di Teseo agl’Inferi donde il Re viene liberato solo per intercessione di Nettuno.

   Paisiello crea un cupo quadro dell’Ade e si mostra non immemore del Gluck dell’Orfeo ed Euridice; dona possenti accenti alla furia erotica della cretese figlia di Pasifae divenuta regina ad Atene seppure, per colpa della fonte frugoniana, il suo testo gl’impedisca una catastrofe basata sulla confessione e il suicidio di Fedra. Ma la trattazione della vicenda erotica fra i due giovani e la disperazione loro e di Teseo trova un pittore a pastello squisitissimo: con Arie lunghe e di complessa fattura formale ove il Tarentino, meglio del bitontino Traetta, di lui più anziano, riesce a inglobare la coloratura vocale, ricca ed elegante, in una coerente costruzione musicale.   A tutti gli amici della musica consiglio dunque un viaggio nella meravigliosa città etnea; potranno anche imitarmi in quel   bagno di mare che spero di fare.