Pubblicato su "Il Fatto Quotidiano"

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Boulez, nato nel 1925, è stato il più famoso agitatore musicale del Novecento. Fu compositore davvero grande nelle cose migliori e troppo prolifico, scrittore coltissimo ma, come tanti francesi, partigiano e supponente, direttore d’orchestra sopravvalutato, insegnante odioso ma capace di determinare la carriera di quelli che proteggeva, uomo affetto da incommensurabile vanità.

   Come agitatore esordì nel 1952 con uno scritto, Sch”onberg est mort, che fece sensazione. Dichiarava doversi voltare le spalle al medesimo Sch”onberg, accusato d’incoerenza rispetto alle premesse teoriche da lui fondate insieme colla dottrina della composizione seriale. Invitava a raccogliere una (presunta) eredità di Anton Webern. Se Webern non fosse morto nel 1945 gli avrebbe impedito di sfruttare la sua somma figura. Boulez teorico e pensatore è aduggiato da una fondamentale aporia: il dichiarare egli esservi un indefinito progresso del linguaggio musicale: fino a lui, che chiude il ciclo storico.

 

   Fu per tutta la vita immensamente fortunato. Il suo più grande privilegio fu nei Maestri coi quali si formò. Il primo è René Leibowitz, un vero gigante dell’insegnamento, della composizione, della direzione d’orchestra, della prosa. Leibowitz era stato seguace di Sch”onberg e Webern, di Ravel e di Pierre Monteux: chi altri nel Novecento poteva vantare un siffatto curriculum? Ma con Leibowitz si guastò.

   Si guastò, sebbene non ufficialmente, pure con Olivier Messiaen: altro grandissimo compositore e straordinario insegnante. Lo odiava e non sopportava di sentirlo nominare: in privato ne demoliva la ricerca armonica associata ai colori della natura: Messiaen è stato uno dei più grandi dipintori musicali del manto degli uccelli, una delle inesauribili riserve cromatiche inventate dalla natura. Da Messiaen Boulez assorbì il magistero di straordinaria cultura musicale e umanistica; e tuttavia non ne assorbì la guerra al dogmatismo che Messiaen, in forme diverse da Leibowitz, aveva del pari dichiarata.

   Grande compositore è Boulez nel Marteau sans mai^tre, del 1954, e in Pli selon pli, del 1958-60. Affascinante il suo rapporto con Mallarmé. Colla Terza Sonata per pianoforte sacrifica anch’egli all’altare della cosiddetta musica aleatoria, una delle ridicolaggini del dopoguerra. Ricordo la profondissima emozione che ricevetti dall’ascolto, sotto la sua direzione, di quello che a me pare il suo capolavoro, il Rituel: in memoriam Bruno Maderna. La perpetua dissonanza, fasciata da ammaliantissimi timbri, diveniva qualcosa di simile alla consonanza, con esito celestiale. Altre sue opere, come la Seconda Sonata per pianoforte paiono un’accozzaglia di luoghi comuni della cosiddetta Avanguardia.

   Dello scrittore acuminato ma, mi ripeto, partigiano e pieno di tic generati da vanità, in Italia si è tradotto tutto con attesa messianica e negli anni Settanta, all’uscita di Note di apprendistato, la critica musicale italiana si prosternò: nemmeno ai libri di Sch”onberg vennero riserbati tali osanna.

   I compositori d’Avanguardia tendono a fare i direttori d’orchestra delle opere proprie e dei consorti loro. Boulez incominciò a dirigere. Pareva un insegnante di solfeggio e naturalmente non adoperava la bacchetta. A guardarlo era ridicolo; e il risultato era appunto quello di un insegnante di solfeggio. Dalla musica d’Avanguardia trascorse al repertorio classico. Ogni volta che saliva sul podio pareva dicesse: “Ora vi faccio vedere io come si fa, quello che mai nella storia venne compreso!” Osò dirigere al festival di Bayreuth la Tetralogia di Wagner per il centenario della prima esecuzione: l’affrontava per la prima volta. Il risultato fu anche in questa occasione pessimo: ma aveva ragione lui: mundus vult decipi (“Il mondo vuole essere ingannato”), ergo decipiatur (“dunque lo sia”). Al desiderio del mondo d’essere ingannato s’accoppia il servilismo: dice Flaubert nel necrologio del visconte Dambreuse dell’Educazione sentimentale che avrebbe pagato per vendersi.

   Nondimeno molte delle troppe sue incisioni discografiche posseggono grande efficacia didattica.

   L’ultimo degli onori toccati a Boulez è d’esser morto lo stesso giorno di Silvana Pampanini. Lei andrà diritta in cielo; a lui toccherà un po’ di Purgatorio.