Libero, 25.I.2019

   Il Natale è trascorso da un mese. Ma l’argomento non è vecchio, e non solo a causa delle ricorrenti implicazioni politiche che si vuole vedervi, quasi fosse un insulto alle religioni diverse da quella cattolica. Nel mondo antico, frequente era il mito che una divinità fosse generata da una vergine. E in tutto questo mondo, dalla prima delle civiltà, la sumerica, all’Egitto, a quelle mesopotamiche, prima di giunger alle classiche, il Sole, padre della luce e del calore, ossia della vita, è il simbolo stesso del principio divino. I greci e i romani lo identificavano col dolcissimo e terribile Apollo.  Il solstizio d’inverno è il punto dell’anno nel quale, il giorno essendo giunto al suo corso più breve e quindi, il Sole essendo -  in senso mitico – precipitato quasi fra le ombre, ecco che dalle ombre si libera; e riprendono, Sole e giorno, a lottare vittoriosamente con la Notte. Dunque ogni civiltà antica considera principale festa della Vita il solstizio d’inverno. Uno fra i più grandi imperatori che Roma abbia avuti, quell’Aureliano che quasi salvò l’Impero e portò in catene Zenobia, la pericolosissima regina di Palmira, sottopose il tradizionale pantheon al Sole quale divinità suprema, dichiarandolo invitto, il Sol invictus. Indisse la sua festa il 25 dicembre. È palese che quando, dal lato opposto, si decise di creare una nuova religione fondendo il profetismo biblico con suggestioni del mondo classico, il dio partorito dalla vergine doveva, per essere accettato, confondersi miticamente col Sole, e non poteva nascere che col solstizio; Aureliano era stato, col 25, profetico.

        Queste nozioni storiche sono di generale dominio. Il grande compositore William Walton (1902-1983), che forse è superiore, in valore artistico se non in fama, allo stesso Britten, era un cultore del mondo classico. Il suo principale Dramma musicale, oggi purtroppo quasi dimenticato, tramite Shakespeare deriva dal secondo libro dell’Eneide: Troilo e Cressida. Nato a Londra, morì a Forio d’Ischia. Ivi aveva trovato una valletta, nel sottosuolo della quale scorrono acque calde di origine vulcanica; e tutti i terreni vulcanici sono i più feraci che esistano. Ne fece un giardino chiamato La Mortella (il mirto è il simbolo della castità), al centro del quale edificò la sua ultima casa. L’architetto di giardini Russel Page, erede di un’arte tipicamente inglese della quale l’esponente settecentesco più celebre fu “Capability Brown”, fece rinascere l’idea del “giardino pittoresco”. Tutte le essenze del pianeta, che per motivi climatici sarebbero incompatibili fra loro, grazie alla temperatura del suolo data dalle acque e dalla mitezza del clima ischitano, riescono a convivervi; e l’architetto, con artistica bizzarria, dispone a fianco a fianco l’una all’altra. Dunque La Mortella, che il Maestro considerava la sua più bella composizione, è ancora una celebrazione della Natura e della Vita; il calore vulcanico deriva pur sempre da quello del Sole.

     Mi si domanderà che cosa c’entra la villa ischitana del Maestro Walton con il Natale. Oggi La Mortella, da lui donata, è una fondazione, onde il giardino, benissimo tenuto, è visitabile. A volerlo contemplare, coi suoi specchi d’acqua con ninfee d’una bellezza mai vista, con una varietà di felci che ancora mostra l’incredibile genio artistico della Natura, si paga un modico biglietto; e la visita, se fatta bene, richiede due ore di giro in uno spazio relativamente ristretto. Ma i turisti che la visitano, pochi, quasi tutti stranieri e molto educati, quando giungono verso la sommità del giardino si trovano di fronte a un tempietto. Vi passano accanto distrattamente, e magari lo pigliano per un ornamento in stile liberty. Il Tempietto è dedicato al Sole e a due personaggi di natura divina. L’uno è Aureliano; e l’altro è il Re egiziano (“Faraone” è una metafora biblica impropriamente adottata) Akhenaton. Questi, nato Amenothep IV, volle chiamarsi così (“Aton” è il principale nome del Sole quale divinità) per aver tentato di sostituire al molteplice pantheon egiziano una sola divinità: il Sole invitto. Morì verso il 1375, forse ucciso dai sacerdoti di Ammon, da lui insidiati in potere e ricchezza. Il monoteismo contiene in sé il principio del fanatismo. Ma né Akhenaton né Aureliano sono fanatici, giacché il Dio unico da loro celebrato non è altro che il principio della Natura. La loro religione è una manifestazione del contrario del fanatismo, della libertà del pensiero: e il Re egiziano è uno dei primi martiri di un culto che dovrebb’essere caro a tutti gli uomini liberi; e invece lo è sempre meno.

    Dunque, se dipendesse da me, il 25 dicembre, in luogo di quello che Carducci, nella meravigliosa poesia In una chiesa gotica, definisce “semitico nume” dandogli addio in nome della civiltà, il nostro pensiero dovrebbe andare ad Akhenaton, ad Aureliano e a Walton. Non dovrebbe costituire offesa politico-culturale per nessuno; ovvero, per tutte le religioni: visto che le sole non fanatiche sono la brahmanica, il buddhismo, il confucianesimo e lo zen: e queste due ultime, infatti, religioni non sono, né in senso stretto può essere definito tale il buddhismo autentico.

    Ma altro è il cristianesimo quale l’avrebbero voluto San Paolo e Sant’Agostino, fanatici anch’essi con Tertulliano, Gerolamo e tanti altri fino al più atroce di tutti, Calvino, altro è la religione cattolica, che si fa grande sussumendo gran parte di quel paganesimo da lei distrutto; a principiare dalla nascita del Messia, da una vergine, il 25 dicembre.   Quando, alla fine degli anni Settanta, Walton mi fece l’immenso onore d’invitarmi a La Mortella, mi mostrò la sua straordinaria collezione di Pulcinella, raccolti per una vita. Questa maschera, di origini così arcaiche da essere addirittura pre-indoeuropee, sovente entra a far parte delle Sacre Rappresentazioni cattoliche sulla Natività. La sua incarnazione, ne La Cantata dei Pastori del gesuita Andrea Perrucci (1698), è il personaggio comico e scurrile detto Sarchiapone. Siamo dunque nell’ambito del Natale napoletano e del Presepio; sul quale vorrei scrivere un altro articolo, dimostrazione e rafforzamento dei temi di questo.