Il Fatto Quotidiano, 14. IV. 2018

Felix Mendelssohn Bartholdy proveniva da una ricchissima famiglia ebraica berlinese che s’era fatta protestante da una generazione. Venne educato agli humaniora ma anche a un fervidissimo luteranesimo che nella sua breve vita mai abbandonò. In più, la sua cultura musicale volta verso il passato lo porta a essere uno dei grandi suscitatori del culto ottocentesco di Bach. Il miscuglio delle due cose ne fa un acceso nazionalista germanico: perché tale effetto, come abbiamo visto, produsse la Riforma sui tedeschi, e Bach in chiave nazionalistica veniva soprattutto visto.

   Ma il risultato artistico fu meraviglioso. Ventenne, Felix compose la sua seconda Sinfonia (numerata siccome Quinta), ch’è un Poema Sinfonico dedicato alla Riforma. La struttura è la classica in quattro movimenti; Mendelssohn è un genio della forma: ma il primo e il quarto si avvalgono dello stesso materiale motivico; il Maestro introduce citazioni di melodie religiose (una delle quali tornerà nel Parsifal di Wagner) e, soprattutto, uno dei più importanti Corali di Lutero, Ein’ feste Burg ist unser Gott (Una salda rocca è il nostro Dio), quasi un simbolo della confessione luterana. Bach  su questo Corale compone  una delle più monumentali sue Cantate, un affresco in uno stile fra il michelangiolesco e il tiepolesco; e Mendelssohn trasforma la Sinfonia in un ideale teatro musicale: alla fine della vicenda il trionfo di Lutero avviene in uno stile pittorico simile, pur se  misto con quello di David e Ingres. La Sinfonia Della Riforma venne scritta per il terzo centenario della Confessione di Augusta; e noi la ricordiamo per esser caduto a ottobre 2017 il quinto della manifestazione wittembergense di Lutero.   Mendelssohn viene dai tedeschi considerato il padre della rivendicazione romantica di Bach. In realtà Spontini aveva già diretto a Berlino la Grande Messa Solenne, e la storica esecuzione della Passione secondo Matteo diretta da Mendelssohn avvenne col taglio della gran parte delle Arie. Ma il culto bachiano di Mendelssohn ben altrimenti si manifesta nella sua meravigliosa produzione per organo e in quella di musica sacra, a cappella o con orchestra. Poi nella monumentale Sinfonia corale Il canto di lode. Infine, vi sono i due parimenti monumentali Oratorî: l’uno dedicato al profeta Elia, l’altro a Paolo di Tarso. L’Antico Testamento, ho già spiegato, è caro al luteranesimo almeno quanto il Nuovo; e il fanatico autore delle Epistole, oltre che il Lenin del mondo antico, può considerarsi un precursore di Lutero ben più che di San Tommaso d’Aquino.

   Ancora una volta, la somma altezza artistica di Mendelssohn salva tutto. Nell’Elias abbiamo un affresco di teatro musicale, nel quale l’orchestra e il coro si fanno narratori e protagonisti di un quadro d’angoscia, la siccità, avente nell’arte pochi paragoni. Questa rappresentazione drammatica si combina poi con lo spirito epico: il coro intona di nuovo Corali, e complesse Fughe nelle quali al calco dello stile di Bach si combina, o sostituisce, quello di Händel. E siccome l’Autore si trasferì a Londra e dei due Oratorî diede due ottime versioni inglesi, ecco Mendelssohn diventato emblema, oltre che del luteranesimo, dell’anglicanesimo. Due nazionalismi.

   Tuttavia il terzo polo della vita del Maestro fu l’amicizia con Goethe e il suo culto del poeta. Che mise capo a un altro capolavoro corale, la “Ballata” La prima notte di Walpurga, ove vividamente si mette in scena una beffa ordita dai cultori degli Dei germanici ai danni dei cristiani che vogliono evangelizzarli. Mendelssohn fu rigorista nella vita, libero nell’arte.

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