Il Fatto Quotidiano, 23. IV. 2018

Ildebrando di Soana divenne Papa Gregorio VII nel 1073, ma da anni dominava la Curia romana. Il successore di Pietro era stato fin al suo avvento quasi un vassallo dell’Imperatore, e se non da lui veniva eletto dai nobili romani. Con Gregorio, che si emancipa da ambedue, incomincia una serie di Papi, giungente a Bonifacio VIII (morto nel 1303), quasi tutti armati di somma dottrina e invincibile volontà di potenza. La prima è al servizio della seconda nel dimostrare quale verità religiosa che, essendo il Pontefice il vicario di Dio, è anche la fonte del potere politico e della legge, e la sua autorità non ha superiori né pari. Anche l’Imperatore deve sottomettervisi.

   Tra Impero e soglio di Pietro s’  incuneano i regni. In apparenza un fenomeno di disturbo per ambedue. Ma forti di una fatalità storica; e usati dall’uno e dall’altro nel reciproco conflitto. All’epoca di Gregorio la gran parte d’Italia è possesso dei Canossa; ma nasceva il regno normanno. Ruggero I e II liberarono la Sicilia dai Musulmani; il Papa ebbe con loro conflitti e alleanze. Ruggero II si considerava pari agli Apostoli, come l’imperatore d’Oriente: il mosaico nella cattedrale di Palermo lo raffigura incoronato direttamente da Cristo, Re insieme e sacerdote: schiaffo senza pari al Papa. Ed ecco giunger un evento che la Santa Sede non immaginava nemmeno quale incubo. Il rampollo normanno era anche rampollo imperiale: Federico II diviene Imperatore e re di Sicilia, ossia dominus di uno Stato che dal Lazio e dagli Abruzzi giunge ininterrottamente alla Trinacria.

   In quanto re di Sicilia, egli era nominalmente un vassallo del Papa; in quanto Imperatore, venne da Innocenzo III allevato e, per la dottrina papale, era della Chiesa un devoto figlio. La sua volontà di potenza si scontra con quella dei pontefici. Essa non è solo personale; di più, è quella delle due istituzioni che in lui s’incarnano. Il conflitto durerà tutta la vita di Federico, porterà a una continua giostra di scomuniche, riconciliazioni, persino a una Crociata (mentre si svolgeva il Papa tentò di detronizzarlo), la vittoria di Federico nella quale diede fastidio al vicario di Dio.

   Il punto più alto del conflitto principia nell’estate del 1231: Federico sta per emanare, come poi emana, una Costituzione del regno. Atto inaudito: per Roma, per Gregorio IX, un Re non ha facoltà di legiferare. Le due cancellerie redigono documenti insieme ricattatorî, mendaci, di alta dottrina e persino sostenenti verità generali, principî di umanità e libertà sul piano del diritto.  Vicenda capitale alla scaturigine dell’identità europea. Ortensio Zecchino la narra in modo scientificamente profondo, storicamente e letterariamente appassionante. La interpreta in senso novativo, apporta documenti o non ben conosciuti o non ben interpretati, la silloge dei quali è poi, nel testo latino originale, presente nel volume: Gregorio contro Federico. Il conflitto per dettar legge, Salerno editore, Roma, 2018, pp. 285, euro 22. L’Autore è uno storico del diritto e uno dei più grandi esperti viventi della storia dei Normanni e di Federico II: onde il libro, che si diparte da temi giuridici, acquista sin dall’iniziale ricostruzione il tono alto della storia, percepibile sin dalla augurale citazione di Benedetto Croce. Il senso del racconto è nel titolo dell’ultimo capitolo, Due buone ragioni in conflitto. Zecchino ricorda che legge immutabile della storia è l’eterogenesi dei fini, onde due volontà di potenza possono, pur se in mala fede, fare un proclama di libertà. La quale, poi, a volte incomincia a percorrer da sé il suo cammino.

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