Il Fatto Quotidiano”, 15. VIII. 2017

Alla fine dell’epoca regia Roma era già metropoli. Polibio ascrive al all’incipiente repubblica, 509, il primo trattato con Cartagine. I due stati si riconoscono e assumono reciproci obblighi. Roma sin da allora dominava il mare; è leggenda che la Prima Guerra Punica la costringesse a inventarsi d’improvviso la marina militare.

Ma questa guerra, terribile e lunga dal 264 al 241, s’impantanò per terra e si risolse per mare. Cartagine possedeva la più forte flotta bellica del Mediterraneo e Roma la sbaragliò in una serie di battaglie: l’ultima fu quella delle Egadi: il 12 marzo Gaio Lutazio Catulo affrontò un’armata di centosettanta navi puniche: ne affondò cinquanta e catturò settanta. La tecnologia marittima romana aveva fatto il salto decisivo: col passaggio dalla trireme alla quinquereme, la vera corazzata del mondo antico. Sconfitta e distrutta Cartagine, Roma, potenza imperiale mediterranea, non ne ebbe neanche più necessità.

Catulo ripeté la vittoria di Gaio Duilio a Milazzo (260): fra le due battaglie si è salvata la civiltà, ché se il fato avesse altrimenti voluto saremmo africani e semiti. In onore di Duilio venne eretta la colonna coi rostri catturati alle navi del vinto: il rostro, forse inventato dai punici ma adottato dalla marina romana, era lo strumento d’ingegneria bellica, un possente cuneo bronzeo montato sulla prora, col quale le navi romane sfondavano il fianco di quelle nemiche assalite. Col corvo poi agganciavano la nave colpita: su di esso i fanti saltavano portandovi la strage. Ancora un rostro, forse il più completo giacché vi aderisce ancora una parte lignea, è stato ora scoperto al largo di Levanzo: a ottanta metri di profondità. Basta guardarne le foto per esser presi da una vertigine storica.

Nei libri della storia romana di Livio è una terribile lacuna, fra il decimo e il ventunesimo: e la Prima Guerra Punica ci viene solo dalla narrazione di Polibio, autore pur egli eccelso. I più grandi storici moderni di Roma sono, dopo il Gibbon – che tratta dell’Impero – non il Mommsen e il Beloch, ma, ancora una volta, due italiani, Gaetano De Sanctis e Santo Mazzarino; mentre la storia della costituzione romana più ampia e dotta si deve a un altro italiano, Francesco De Martino. La Storia dei Romani di De Sanctis s’interrompe alle soglie dell’Impero, narrato nel Trattato di Mazzarino: i due sommi idealmente si congiungono. E se a Mazzarino dobbiamo anche un’aurea Introduzione alle guerre puniche (1947), la narrazione di De Sanctis è d’impareggiabile erudizione e insieme possiede il soffio sublime. Le battaglie al largo della Sicilia occidentale narrate da lui ti pare vederle.

A settembre 2014 trascorsi una settimana a Trapani. Volevo visitare Selinunte ed Erice, rivedere le amate Egadi e ripercorrere i tratti marini delle battaglie. Nel museo di Marsala, l’antica Lilibeo, è possibile contemplare quel che resta d’una nave punica: sopravvivono i blocchi lignei, grandiosi. Visitare la piccola isola di Mozia è una delle più commoventi esperienze. La fioritura vi principia a gennaio. La città punica comprende un tofet, santuario di Baal risalente all’ottavo secolo; il porto; la strada si percorre a piedi sullo stesso sentiero di quella punica. Nel museo, che contiene gli scavi dell’inglese Whitaker e successivi, v’è la statua dell’Efebo: che i cartaginesi commissionarono in Grecia. Il giovane è avvolto da un peplo rifinito con altissima arte, e persino il moto delle anche è riprodotto dalle pieghe della stoffa. Specie in Sicilia, il feroce punico s’era in parte ellenizzato. Pure per lui vale il verso delle Georgiche: amor omnibus idem, l’amore per tutti è lo stesso.

Col battello fui a Favignana, Levanzo, Marettimo. Il 21 dovetti, nel porto di Trapani, supplicare per aver un motoscafo per tutta la giornata. La stagione turistica s’era conclusa; addirittura, nessuno faceva più i bagni di mare, i più belli dei quali, come a Napoli, sono in ottobre, spesso anche in novembre. Finalmente ne trovai uno. Attraversai la laguna. Guidato da Polibio ripercorsi ogni tratto della battaglia di Lutazio Catulo. Le grotte coralline più belle del mondo paiono intrise del sangue di punici e romani: ch’erano poi anche combattenti osci, marsicani, messapii, e sanniti: come quei Mamertini che, dopo esser stati licenziati da Siracusa, conquistarono Messina e furono all’origine del conflitto fra Roma e Cartagine.

Dal tempio di Venere Ericina un volo di colombe si dirige verso la città di Didone. E nasce il romanzo di Flaubert per me più affascinante, Salammbô: che principia al rientro di Amilcare dalla Sicilia e si svolge nel deserto e a Cartagine.

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