Pubblicato su "Il Fatto Quotidiano"

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Le Opere più note di Mozart sono il Don Giovanni e Il flauto magico. La prima contiene pagine meravigliose ma l’unione di comico, di erotico e metafisica produce un risultato drammatico non del tutto convincente; la seconda è una mescolanza d’avanspettacolo e propaganda massonica che mette capo a musica inferiore a quella abituale del suo creatore. La trilogia di Opere comiche su testo di Lorenzo Da Ponte mette tuttavia in ombra l’autore tragico. Tale Mozart valutato voleva essere, tale sarebbe stato se il suo organismo minato non l’avesse condotto alla morte il 5 dicembre 1791, a trentasei anni.

   La prima prova teatrale tragica di Wolfgang Amadeus venne scritta per Milano: era il 1770: il Mitridate, Rè di Ponto è un esito drammatico con pochi precedenti. Il quattordicenne balza d’un subito a fianco di Alessandro Scarlatti, Caldara, H”andel, Pergolesi, Leo, Jommelli, Haydn e Paisiello, i più grandi compositori drammatici del Settecento. Parini, de Gamerra e Metastasio sono i poeti da lui successivamente musicati; e Milano, oltre che Salisburgo, le città che ospitarono le sue Opere Serie. L’ultima, che contiene le pagine sublimi da lui composte, sarebbe stata allestita a Praga: ed è La clemenza di Tito, sempre sul Dramma di Metastasio.

 

   Il Lucio Silla (Milano, Regio Ducal Teatro, 1772) è una Tragedia musicale straordinaria. Ma l’Idomeneo, Re di Creta, composto nel 1780 e rappresentato a Monaco di Baviera il 29 gennaio del 1781, è addirittura un prodigio drammatico. Il 20 una sua nuova edizione, sotto la bacchetta del grande Jeffrey Tate e per la regia del geniale Alessandro Talevi, aprirà la stagione della veneziana Fenice: la scelta del titolo ne fa l’inaugurazione più importante fra quelle italiane.

   Carl Theodor, del ramo palatino dei Wittelsbach, conobbe il giovane Mozart a Mannheim, della quale era sovrano. L’estinzione del ramo principale della famiglia lo porta sul trono bavarese: egli mena a Monaco la sua orchestra, la più rinomata d’Europa. Con Wolfgang riannoda i rapporti. La composizione del capolavoro diede al ventiquattrenne Maestro la massima gioia artistica e umana della vita. Il teatro ove venne rappresentata l’Opera è il minuscolo gioiello inglobato nel palazzo ducale che, dall’architetto, il francese Cuvilliès, così si denomina: venne costruito nel 1753; solo il teatro margraviale di Bayreuth, lo Scientifico di Mantova e il Comunale di Bologna – la famiglia architettonica è sempre dei Galli Bibiena – lo superano in bellezza settecentesca.

   L’avvalersi dell’orchestra monacense produsse la partitura strumentale più elaborata di Mozart. Il librettista Giambattista Varesco, cappellano del vescovo di Salisburgo, provò sulla pelle che cosa significasse lavorare con un genio del dramma, oltre che della musica. L’origine francese del Libretto favorisce nell’Idomeneo un ampio spazio fatto al coro e ai pezzi d’insieme. Solo Alessandro Scarlatti, con Davidis pugna et victoria, aveva nel 1700 creato un capolavoro drammatico superiore usando il coro. Quando nel primo atto dell’Idomeneo la furia dal cuore di Elettra trascorre alla Natura colla tempesta e il coro Pietà, Numi, pietà, noi vediamo la potenza del Fato irrompere nelle umane vicende; e il coro, in O voto tremendo, s’interroga sulla terribile incomprensibilità del Divino facendo rinascere Sofocle.

   L’analiticità della dipintura psicologica del personaggio è nell’Idomeneo tale che Mozart medesimo, non potendo eguagliarla, cambia da allora strumento drammatico, diveniendo sintetico. Le sue Arie più lunghe e più sontuose sono in questo capolavoro; ma ancor più a mostrare la forza dell’Autore vale il Recitativo accompagnato – la cosa più difficile a realizzare all’esecuzione. Alla fine dell’Opera vi sono anche i più bei Balletti scritti nel Settecento: l’ultima volta che Ciaikovskij salì sul podio, a pochi giorni dalla morte, accompagnarono la prima esecuzione della Sesta Sinfonia, malamente detta Patetica.