Il Fatto Quotidiano”, 25. VI. 2017

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In questo cinquantenario della morte di Totò assai affrontato è stato il tema dell’incomprensione che gl’intellettuali hanno di lui avuta negli anni dai Quaranta ai Sessanta. Forse l’ intellettuale tipico del trentennio, quand’anche non fosse “organico”, era portatore d’un’ideologia piccolo-borghese, a partire dal Nume al quale s’ispirava, Togliatti. Non è un caso se l’immagine prevalente di Napoli è stata a lungo quella di Eduardo De Filippo, ch’è appunto piccolo-borghese e, almeno in senso etico, familista e reazionario. Queste cose le imparai sin da quando ero ragazzo leggendo un uomo di cultura, più che un intellettuale, come Ruggero Guarini, al quale, fra gli altri, debbo l’aver capito la radice arcaica e popolare, greca e romana, della mia città. Ma i veri grandi, Flaiano e Fellini, su Totò non s’ingannarono mai, né dubitarono che la statura di Peppino sia assai superiore a quella del più celebrato fratello. E qui una chiosa: si ritiene che Totò fosse stato nell’ambito della Kultura “sdoganato” da Pier Paolo Pasolini: per me Uccellacci e uccellini, generoso tentativo di uno che aveva capito che Totò è un sommo ma non ha i mezzi tecnici e poetici per mettersi al suo servizio e fa opera di triste zelo, mi sembra il peggiore di tutti i films del Principe.

Adesso la situazione si è rovesciata: l’università napoletana “Suor Orsola Benincasa” ha indetto un convegno di due giornate (19 e 20 giugno) che segna un punto fermo nella riflessione su uno dei genî del Novecento: e lo si vedrà quando verranno pubblicati gli atti. Di Totò hanno parlato storici del cinema, storici del teatro, antropologi, storici della lingua italiana e della lingua latina, filologi classici, filosofi e filosofi della politica … Durante i lavori si trascorreva di continuo dall’alta dottrina alla piacevolezza in un’atmosfera fatta anche di scherzi e battute che evocavano l’Ombra Magna …

Dino Cofrancesco è un filosofo della politica: e ha parlato della figura del politico nei films di Totò. La finissima distinzione fra populismo e qualunquismo, con una dotta ricostruzione della figura di Guglielmo Giannini, ha insegnato a comprendere perché Totò non potesse non essere antifascista; io poi credo che gli aspetti arcaicissimi, in ispecie fescennini, della maschera di Totò, lo rendono persino antipolitico nel mentre ch’è un impolitico. E proprio di questi aspetti ha rivelato cose inedite un filosofo dall’eloquio affascinante, Roberto Escobar, che s’è affondato sempre più indietro verso uno dei miti originarî della comunità mediterranea indoeuropea, quello di Pan: non senza toccare l’inquietante natura diabolica della maschera di Arlecchino. Io stesso mi sono soffermato sull’assurdo delle battute di Totò che revocano in dubbio la stessa esistenza della realtà; pur domandandomi se lo stesso fescennino e i Saturnali, che dello statuto sociale e civile sono un rovesciamento, non siano, una volta ritualizzati, uno strumento della coesione religiosa e civile. Pina De Luca ha dottamente ricostruito la metafisica della marionetta; e Luigi Spina, filologo classico, ha deliziato tutti parlandoci di Bisanzio, dagl’imperatori della quale Totò discende, e del suo rapporto, esilarante, duplice, colla lingua latina. La quale diventa nelle sue mani strumento eversivo.

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