Il Fatto Quotidiano”, 4. V. 2017

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Sono iscritto al Partito Radicale; gli altri organismi dei quali faccio parte sono la “Luca Coscioni”, la “Lipu”, il “WWF” e un circolo nautico. Però l’anno scorso sono stato a votare alle primarie napoletane del Partito democratico (quello che i cretini chiamano “i democrat”) e ho votato per Antonio Bassolino, per il quale ho fatto anche il po’ di propaganda che mi era possibile. Domenica alle primarie dello stesso partito per scegliere il candidato Presidente del Consiglio a votare non sono andato. Non sono andati anche parecchi napoletani di spicco: per esempio l’avvocato Claudio Botti e il filosofo Roberto Esposito, ch’era mio compagno di banco al ginnasio. E nemmeno Bassolino.

Dei contendenti di Matteo Renzi (quelli che i cretini chiamano i “competitor”: vedo che i cretini hanno orrore delle finali dei vocaboli) non ho un’idea chiara, pur se tanto Orlando quanto Emiliano si esprimono con maggior civiltà di lui; quanto ad argomentazioni e tono. Leggo che Orlando non è laureato: tuttavia non scriverebbe mai “qual’è” e “scenziati”, come il trionfale vincitore della competizione di domenica. Si esprime secondo sintassi e non con affermazioni a mitraglia d’una paratassi fatta per stordire l’interlocutore, una paratassi da imbonitore e da Mussolini dei miserrimi. Con tutto ciò, è possibile che alle prossime elezioni politiche, se mai andassi a votare, voterei per Renzi, apparendomi egli il male minore. Di gran lunga avrei votato per Enrico Letta, del quale la civiltà e la cultura mi affascinano; e anche per il mite Gentiloni, che avrebbe il diritto di mostrare quel che sa fare se una minima indipendenza da Renzi gli fosse concessa. E comunque alla fine naturale della legislatura.

Quel che mi fa dubitare profondamente che Renzi non sia il male minore è la sua incapacità a riflettere sugli errori commessi. Un vero politico, dopo la sconfitta al referendum, avrebbe a lungo meditato sulle cause della sconfitta. Gl’italiani hanno dimostrato di essere un popolo più appassionato alla politica che non si pensasse; ma Renzi non l’ha compreso, e ha sottovalutato allora e non capito poi che anche la impopolarità nascente dalla sua arroganza ha pesato. Il suo non aver riflettuto lo dipinge come uno che ha per solo interesse l’occupazione del potere fine a se stessa; ma che non è in grado di concepire la politica in quanto arte del governo.

Naturalmente a tenermi lontano dal seggio sono state anche tutte le vicende del Partito democratico a Napoli. Mi ripeto per l’ennesima volta. Renzi le elezioni amministrative a Napoli ha voluto perderle mandando una donna insieme arrogante e debole, Valeria Valente, col suo bel contorno di personaggini alla Gennaro Mola e alla Assunta Tartaglione: dei quali in questi giorni si parla a proposito delle edificanti vicende sulle firme per le liste e sul tesseramento. Se sindaco di Napoli fosse risultato un politico autorevole come Bassolino Renzi ne avrebbe avuto fastidio. Anche perché l’esperto Antonio invocava la necessità di una correttezza istituzionale nei rapporti col governo. A Renzi che sindaco di Napoli sia un demagogo come De Magistris fa comodo: costui svilisce tutti gli argomenti dell’opposizione al signorino di Rignano. Pone male i temi anche quando ha ragione da vendere, come nel caso del commissario di governo per la bonifica di Bagnoli. A proposito di Bagnoli: pare che Renzi si sia vantato di aver “restituito l’arenile ai napoletani”. Che ci vada lui a fare il bagno lì, insieme colla sua bella famiglia e l’immaginetta della Madonna di Medjugorie.

La classe dirigente, a dir così, del Pd napoletano, che l’ha portato alla rovinosa sconfitta alle elezioni amministrative, è tutta al suo posto: il “lanciafiamme” è restato a Pontassieve. Ai tempi di Bassolino, che nel frattempo ha compito settant’anni e secondo me dovrebbe rientrare nella politica nazionale, il partito era sopra il trenta per cento. Colla Russo Jervolino al venti. Oggi è al dieci. Le primarie colle truppe cammellate si possono ben vincere; e buccinare trionfi è facile. Per le elezioni politiche Renzi, con tutta la buona volontà, almeno a Napoli, di truppe cammellate sufficienti non dispone.

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