Il Fatto Quotidiano”, 28. IV. 2017

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Da’ fortunati campi, ove immortali / Godonsi all’ombra de’ frondosi Mirti / I graditi del ciel felici spirti / Mostromi in questa notte a voi mortali. / Quel mi son’io che su la dotta lira / Cantai le fiamme de’ celesti amanti / E i trasformati lor varii sembianti / Soave sì, ch’il mondo ancor m’ammira. Chi canta, è Ovidio: disceso dai Campi Elisî: a introdurre il primo Dramma musicale della storia: la Dafne di Jacopo Peri, su poesia di Ottavio Rinuccini. Firenze umanistica del 1597. I bellissimi versi vennero intonati pochi anni dopo nella Mantova dei Gonzaga da Marco da Gagliano e, rielaborati in tedesco da Martin Opitz, dal più grande Maestro del Seicento germanico, Heinrich Schütz, il quale, per esser venuto due volte a studiare a Venezia, ben conosceva ambo le opere. La musica di Peri e quella di Schütz sono perdute; la sottigliezza prosodica e drammatica di Gagliano illumina su di un desiderio di far rinascere la Tragedia greca che, incarnatosi altre volte, mai in tanta profondità di cultura si è radicato.

Ovidio benedice alla nascita stessa del teatro musicale. Due anni dopo Rinuccini stende la poesia per un altro Dramma, l’Euridice, che Peri, poi Giulio Caccini, intonano. L’Euridice celebra le nozze di Enrico IV con Maria de’ Medici. Il Re chiamava Maria “la mia banchiera” e il connubio non fu felice. Poi, nel 1607, l’Orfeo di Monteverdi, su versi di Alessandro Striggio. La cultura umanistica di Mantova non era inferiore. Il mito del cantore tracio deriva in pari misura dal Quarto Libro delle Georgiche di Virgilio e dalle Metamorfosi. Da esse viene anche la prima Opera inglese, il capolavoro di John Blow Venus and Adonis, degli anni Ottanta del Seicento. Nel poemetto dallo stesso titolo Shakespeare s’ispira a Ovidio. Del pari Giovan Battista Marino, del quale l’Adone è fonte per il Seicento e il Settecento di tanti Libretti d’Opera.

Nessun poeta ha come Ovidio stretti rapporti con la musica. La produzione del Madrigale italiano cinquecentesco e secentesco, migliaia di pezzi, si basa in ampia parte su soggetti suoi o testi che gli rendono omaggio. Nel Settecento il più importante poeta teatrale, Metastasio, attinge imparzialmente alla Tragedia greca, a Virgilio, al Sulmonese. Le Medee del Seicento italiano e francese vengono dalle Eroidi più che dalla Tragedia greca e continuano a vivere nel Settecento e oltre. Così le Fedre e le Arianne. Potrei continuare. Ricorderò solo che ancora nel 1937 Richard Strauss terminò la meravigliosa Daphne, il soggetto della quale deriva dal Primo Libro delle Metamorfosi. Eppure il Maestro, benché altamente dotato dell’arte della musicale metamorfosi tematica, non riesce a narrare la trasformazione della ninfa in alloro coll’arte del poeta: Mollia cinguntur tenia praecordia libro, con quel che segue. L’Apollo che modernamente imbraccia il violino invece della lira nel dipinto di Dosso Dossi mostra nello sfondo la mutazione. Ma Bernini, con quel gruppo ch’è uno dei capolavori della scultura di ogni tempo, è degno di Ovidio. E pensiamo al colossale complesso che, là ove cade la cascata, Luigi Vanvitelli scolpisce su Diana e Atteone nel parco della reggia di Caserta, omaggio in pari tempo a Ovidio e a Bernini ….

Le celebrazioni ovidiane organizzatesi a Sulmona per il bimillenario prevedono, a quel che mi consta, dotti apporti di latinisti: ma non danno luogo né all’arte figurativa né alla musica. Il poeta peligno aleggia sulla pittura e la scultura più di ogni altro; e non perché sia superiore a Lucrezio, a Virgilio, Catullo, ma per la ineguagliata varietà dei miti da lui cantati. C’è persino un compositore viennese del Settecento, Carl Dittersdorf, che ha scritto otto Sinfonie minutamente e sapientemente modellate sulle Metamorfosi. Non le ho viste in programma in nessun luogo.

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