Gli Articoli

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Il Fatto Quotidiano”, 31. X. 2017

 

In quale misura un’opera d’arte, una volta creata, resta vincolata alla volontà del suo autore? Non ha essa una volontà propria? Non si distacca dall’autore, continuando a vivere secondo leggi sue proprie? E l’interprete, deve cercar di attuare la volontà del creatore, che può essere contingente e mutevole, o non piuttosto adeguarsi alla grandiosa obbiettività della volontà dell’opera? Essa rimane fissata per sempre, e non muta, quasi archetipo. E i personaggi, se l’opera appartiene all’epica, al teatro drammatico (anche a quello musicale), alla narrazione, restano immobili pur essi per sempre. Continuano a realizzarsi secondo una legge necessaria.

Questo è l’argomento per un trattato di filosofia estetica. Ma non Benedetto Croce lo svolge. Solo il genio di Pirandello poteva organizzare questo assunto in un dramma, Sei personaggi in cerca d’autore, del 1921, che rappresenta una delle più grandi rivoluzioni del teatro. Pirandello è anche un romanziere e, soprattutto, un novellista, all’altezza di Balzac, Flaubert, Maupassant e Cechov. Come narratore, impersona il grandioso realismo borghese, scendendo nelle più torbide sentine dell’essere umano; e v’introduce il tarlo dell’assurdo, della fissazione intorno alla rappresentazione che del nostro ego ci facciamo all’esterno; e d’altre ossessioni. Fondiamo questo col dramma filosofico, e avremo una terribile vicenda di cronaca nera, fatta di miseria, prostituzione e incesto che lotta con esso in un conflitto vitalissimo. Coi personaggi che chiedono di esser rappresentati dopo esser sfuggiti alla volontà di un creatore che, concepitili, non ha voluto dar loro vita. Il nuovo allestimento del capolavoro, del quale parlo, è andato in scena mercoledì al Teatro Mercadante di Napoli: prima italiana: dello Stabile di Genova, colla regia di Luca De Fusco.

Il Fatto Quotidiano”, 18. X. 2017

 

Nel 1418 Poggio Bracciolini scopre nella biblioteca del monastero di San Gallo un codice contenente Il poema della Natura di Lucrezio, miracolosamente sopravvissuto alla distruzione e alla condanna del silenzio che l’opera aveva subita a opera dell’appena trionfante Cristianesimo. Il De rerum natura espone la teoria atomica di Democrito ed Epicuro, nega la distinzione fra spirito e corpo, l’immortalità di corpi e anime e l’esistenza di Dio; e si diffonde nella cultura europea. Nel 1584 Giordano Bruno pubblica a Londra il De l’infinito universo et mondi, ove sostiene la pluralità degli universi e l’identità di Dio e Natura: il che conduce del pari all’ateismo, benché il filosofo fosse stato bruciato dalla Chiesa come “eretico”. Fra queste due date, il 31 ottobre 1517, il monaco agostiniano Martin Lutero affigge sul portale della cattedrale di Wittenberg le sue celebri tesi. È il primo passo di quella Riforma che modificò la storia del mondo.

Se la diplomazia ecclesiastica fosse stata lasciata libera di agire, la scettica Roma, a forza di trattative e compromessi, avrebbe estenuato e riassorbito l’ardito contestatore. Da sempre sorgevano teologi che sostenevano doversi tornare allo spirito evangelico; e la Chiesa ne aveva, imparzialmente, bruciata una parte e acquetata l’altra. Ma Lutero si trovò di fronte un fanatico come Carlo V: il quale funse da maieuta nei confronti del fanatismo suo. Lutero diventò il rivoluzionario autore del più importante scisma dell’Occidente.

Il Fatto Quotidiano”, 1. X. 2017

Quando, nell’agosto del 1980, uscì Maledetti, vi amerò, un regista grande e originale si rivelò. Con Marco Tullio Giordana siamo diventati amici tre decenni dopo; di quel film mi colpirono l’ironia, il dipinto d’ambiente dal ductus balzachiano e insieme l’alta pietà verso i vinti, i macinati dalla Storia. Svitol, un para-terrorista di sinistra, va in crisi– non da “pentito” – per la pietà che sente verso Moro rapito e assassinato.

Giordana - “Allora, col festival di Cannes e il successo, in sala e di critica, mi pareva di avere il mondo ai miei piedi. Il film successivo, La caduta degli angeli ribelli, che fu invece fischiato a sangue, mi insegnò che nulla vale per sempre.”

Isotta – “Come incominciasti?”

Giordana – “Ho fatto il liceo classico, a Milano. La mia era una famiglia borghese … con qualche scampolo di una passata ricchezza …. Mio padre morì quando ero bambino. Subito dopo mi sono trasferito a Roma, facevo il nègre di un aiutante alla sceneggiatura di Rodolfo Sonego. A un certo momento il progetto venne accettato …”

Isotta – “È un peccato che questo ritratto di una generazione oggi sia introvabile! E lo stesso La caduta degli angeli ribelli …”

Giordana - “Habent sua sidera …”

Il Fatto Quotidiano”, 24. IX. 2017

Fanno un anno e undici mesi che collaboro al “Fatto”. Mi si lascia scrivere con totale libertà di contenuto e argomenti; i miei articoli di tema musicale sono di numero inferiore a quelli che dedico ad altre mie passioni, la poesia latina, la storia romana, la narrativa. Ho parlato tuttavia di grandi musicisti. Non ancora di Vittorio Bresciani, pianista e direttore d’orchestra. L’occasione mi viene da un concerto ch’egli ha tenuto per l’annuale simposio “Le Due Culture” all’istituto di ricerche genetiche “Biogem” di Ariano Irpino. Ho fatto da tramite fra lui e il presidente del “Biogem”, Ortensio Zecchino, così come lo feci l’anno scorso con Nazzareno Carusi. Nazzareno suonò l’anno scorso alla presenza del premio Nobel Takaaki Kaijita, Vittorio a quella del Nobel Kurt Wühtrich, estasiato. Coloro che hanno assistito ai due concerti dicevano di non sapere quale dei due fosse stato più bello; il mio problema è trovare chi possa sostenere il confronto a settembre 2018, e sarà difficile risolverlo. Quanti musicisti di tale sfera sono fra i miei amici?

Il Fatto Quotidiano”, 7. IX. 2017

La mia vacanza agostana sono stati gli ultimi otto giorni. A casa, con l’aria condizionata; in giardino, quando rinfrescava un po’. Col mio vizio, la lettura. Le opere complete di Leonardo Sciascia in mano; che riprendo sovente, sebbene i libri che ho sempre con me siano Lucrezio, Virgilio, Orazio, Leopardi, Manzoni: un anno I promessi sposi, un altro la prima versione, da lui rifiutata, convenzionalmente denominata Fermo e Lucia. Giovanni Macchia la giudica superiore e, certo, basterebbe l’atroce romanzo nel romanzo dedicato alla Monaca di Monza a farci gioire che tale versione non sia stata distrutta e sia stata ritrovata.

Manzoni e Leopardi sul cuore umano, sulla politica, sulla massa, hanno, con Flaubert, scritto le cose più rivelatrici di ogni tempo. Sciascia è un manzoniano e su Manzoni gli si debbono ricerche erudite che, come tutte le sue opere storiche, sono fra le perle della sua creazione. È un seguace di Manzoni nell’indagare il cuore umano e il suo indurirsi in rapacità e abiezione. Quest’anno mi ha tenuto compagnia il primo dei due volumi, dedicato alla creazione fra il 1956 e il 1971. Lo studio che il grande Racalmutano fa dell’uomo parte sempre dalla Sicilia, sebbene s’allarghi in senso universale. L’attaccamento dei siciliani di ogni tempo alla roba, che si fa addirittura una metafisica della roba, non è dell’italiano tutto, se non dell’uomo assolutamente? E qui va osservato l’attaccamento alla roba proprio dei preti. Certo, di tutti; ma il clero siciliano, col suo particolarismo, la sua autonomia, ne è un emblema. Anche per l’essere il popolo siciliano, secondo Leonardo, superstizioso, sì, ma irreligioso, a-cristiano se non ateo. In questo di alta meditazione è la ricerca storica Morte dell’inquisitore, la storia di un monaco secentesco detenuto e torturato dall’Inquisizione il quale, prima del rogo, riesce colle manette a uccidere l’Inquisitore palermitano. Sempre sul tema, di acre ironia è la Recitazione della controversia liparitana; e di deliziosa ironia Il Consiglio d’Egitto.

Il Fatto Quotidiano”, 15. VIII. 2017

Alla fine dell’epoca regia Roma era già metropoli. Polibio ascrive al all’incipiente repubblica, 509, il primo trattato con Cartagine. I due stati si riconoscono e assumono reciproci obblighi. Roma sin da allora dominava il mare; è leggenda che la Prima Guerra Punica la costringesse a inventarsi d’improvviso la marina militare.

Ma questa guerra, terribile e lunga dal 264 al 241, s’impantanò per terra e si risolse per mare. Cartagine possedeva la più forte flotta bellica del Mediterraneo e Roma la sbaragliò in una serie di battaglie: l’ultima fu quella delle Egadi: il 12 marzo Gaio Lutazio Catulo affrontò un’armata di centosettanta navi puniche: ne affondò cinquanta e catturò settanta. La tecnologia marittima romana aveva fatto il salto decisivo: col passaggio dalla trireme alla quinquereme, la vera corazzata del mondo antico. Sconfitta e distrutta Cartagine, Roma, potenza imperiale mediterranea, non ne ebbe neanche più necessità.

Il Fatto Quotidiano”, 13. VIII. 2017

 

Zenon! Cruel Zenon! Zenon d’Elée!”: è il primo verso della penultima sestina del Cimitero marino, il poemetto di uno dei grandi poeti del Novecento, Paul Valéry: “Crudel Zenone, Zenone eleata!” Il filosofo del quinto secolo a. Ch., oggi ricordato per il paradosso su Achille e la tartaruga, negante l’esistenza del moto, di continuo rimeditato da Borges, era di Elea, città della Magna Grecia. Vi era nato il suo maestro Parmenide, che con Zenone è immortalato in uno dei più grandiosi Dialoghi di Platone, intitolato al venerando filosofo. Anche Papinio Stazio, l’autore della Tebaide, che Dante incontra in Purgatorio, era di famiglia eleata, pur se nato a Napoli.

Elea oggi è, alla latina, Velia. Sul mare; alle spalle, il vallo di Diano, ch’è un paesaggio tra il montano e il rustico. Da Salerno vi si giunge in automobile attraversando uliveti e macchie. L’area archeologica è un’acropoli sormontata da un’imponente torre normanna; all’interno anche i resti di un tempio di Esculapio, il dio-serpente figlio di Apollo, che presiede alla medicina. Ai piedi della torre da vent’anni si monta un palcoscenico. Vi si svolge uno dei più eleganti festivals teatrali che vi siano, “Veliateatro”, dedicato alla filosofia e al mondo classico. “Affanniamo, temiamo di dover chiudere!”, mi dice Michele Murino, che lo anima. “Di contributi, ministeriali e regionali ci danno pochissimo.”. Lo credo: la Regione Campania locupleta un certo Nino D’Angelo, un cantante neomelodico al quale è stata attribuita la “direzione artistica” del napoletano Trianon, quello che ingloba blocchi murarii greci di Neapolis …

Il Fatto Quotidiano”, 3. VIII. 2017

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Dal 19 giugno le sorelle Fendi sono rimaste in quattro: se n’è andata quella che del marchio di moda più sosteneva la figura pubblica, col prestigio della sua presenza e del suo mecenatismo artistico. Carla, ottantenne, è stata ampiamente commemorata; aggiungo il mio ricordo di amico privato che di moda nulla conosce sebbene non gli sfugga che l’impresa fondata dal padre e continuata dalle cinque figlie non ha solo rilievo economico, è di quelle che onorano l’Italia nell’immagine presso l’estero. Sotto un profilo industriale e artistico: nell’ideare un vestito, una borsa, una valigia, una cintura, femminile come maschile – ma questo solo dai sarti, non nella confezione – agisce sovente anche un artista.

Il Fatto Quotidiano”, 25. VII. 2017

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Agosto, inizio anni Settanta. A Siusi soggiornava nel nostro albergo una coppia di napoletani amici dei miei genitori. Una notte Peppe, titolare d’un’antica gioielleria, ebbe un infarto. Accorse da Bolzano l’ambulanza; vi salii, gli tenevo la mano: l’ago in vena, era attaccato al respiratore. Gl’infermieri, non immaginando che in qualche modo li comprendessi, si dicevano in dialetto tirolese che il pover’uomo aveva gl’istanti contati. Coll’altra mano cercavo di tenermi saldo, ché su quei tornanti il veicolo, velocissimo, mi sballottava come se fossi su di una barca durante una tempesta; un partenopeo è avvezzo a curve anche più strette, nel piccolo autobus che da Anacapri scende a Capri, o sulla costiera amalfitana. Il giorno dopo raccontai ai condolenti di quella terribile corsa; c’era anche una vedova mia concittadina, madre di un medico destinato a diventare famoso per aver predetto l’immortalità a Berlusconi, ma non pure che Berlusconi avrebbe partecipato, come avvenne, alle sue esequie. La signora andò negli anni narrando e perfezionando l’episodio, colla variante che sull’ambulanza c’era lei, non io. Quanto vividi erano nelle sue parole l’espressione e gli sguardi degli infermieri! Davvero rivivevi il timore che l’ambulanza non fosse per precipitare per una curva presa troppo velocemente … Una menzogna sostenuta a lungo diviene un ricordo: la tragica notte la signora la raccontò anche a me.

Il Fatto Quotidiano”, 23. VII. 2017

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Le Sirene sono più antiche di Omero. Derivano da miti sumeri e babilonesi, come mostra un bassorilievo del British Museum risalente all’inizio del secondo millennio a. Ch. In Grecia sono mostri appartenenti alla lugubre schiera di Ecate, come le Arpie, le Erinni e lo stesso Thanatos. Alate, il tronco è femminile ma, prima ch’esso giunga al pube, zampe d’uccello terminanti con rostri prendono il loro luogo. Esseri ctonii, sono i morti insepolti che attirano gli uomini per farli morire e berne il sangue, del quale hanno bisogno. Nel Dodicesimo dell’Odissea sono due; su di un’isola tirrenica (al largo del golfo di Napoli?) vorrebbero la morte di Ulisse, e gli cantano il loro canto “limpido” e “dolce”. Il Re si salva per esser stato messo sull’avviso da Circe, nell’ultimo colloquio. Non tutti ricordano che uno dei più grandi poeti italiani e latini, Pascoli, continua l’episodio e inventa una morte di Odisseo differente da quella di Dante. Ne L’ultimo viaggio, dei Poemi conviviali, il vecchio Ulisse torna presso l’isola: e questa volta il canto gli apporta solo morte. Il viaggio si conclude con altro ritorno, all’isola di Calypso: ove ne giunge il cadavere.