Testimonianze epistolari su La dotta lira. Ovidio e la musica.

Caro Paolo,
il tuo ultimo libro “La dotta lira” mi ha davvero affascinato, per la ricchezza delle suggestioni nascenti dall’intreccio tra storia, poesia, musica, pittura e scultura.
Partendo dalla grandezza, antica e moderna, di Ovidio, sei riuscito a offrire un affresco luminoso e originale anche a un lettore di diversa formazione.
Penso che con questo libro tu abbia dato un alto contributo alla cultura: in un tempo per essa pieno di ombre più che di luci!
Grazie e  presto
MR
Caro Paolo,
 
il 2018 si è concluso nella migliore musica possibile, almeno per me. Ovvero sotto gli auspici di alcuni dei brani che più amo al mondo, come quelli della Semele e dello Hercules di Handel, che ho avuto il piacere di riascoltare sollecitato dalla tua analisi serratissima e coinvolgente.
E di molti altri ancora, che, confesso la mia ignoranza, ho ascoltato per la prima volta grazie al tuo libro: la parte dell'oboe della quarta sinfonia ovidiana di Dittersdorf mi risuona ancora nell'anima. E sorvolo sugli altri per non annoiarti.
Ineffabile il piacere che le tue pagine donano al lettore, e non soltanto per i riferimenti culturali e musicali che infittiscono ogni pagina, ma per la bellezza e la musicalità dello stile.
Davvero senza parole.
Un felice 2019 all'insegna del cantar che nell'anima si sente
 
Fabio

Un capolavoro !

Mio dotto amico,
è un po’ che raccolgo parole per testimoniarti la mia ammirazione. 
Ma, lenta e timorosa come sono, mi trovo sorpassata a destra e a manca da presentazioni, recensioni e commenti così brillanti, esaustivi, calorosi del tuo eccellente lavoro, che ogni volta sento la necessità di trovare altre mie espressioni, che siano di te più degne.  
 
Va buo’, magari potresti accogliere questa mia lentezza come testimonianza, essa stessa, di grande devozione? 
 
Ma poi, con goffa metafora, provo almeno a dirti che a leggere  le tue pagine ‘liriche’ (quelle su Strauss, più e più volte: non volevo il tuo libro finisse? ho colto quel fulgur che  ha generato il libro stesso? ), mi sembra si aprano nel cervello continui link, intesi a ramificare in ogni direzione un sapere che mi resta chiaro e luminoso sempre, malgrado la vastità e la densità di spazi e tempi da te connessi. 
 
Immagino sia anche questo lo scarto fra erudizione altèra e ardore culturale, quell’ardore tuo, che – scusa l’ardire – mi ti rende, se possibile, ad ogni lettura più caro.
Raccoglierò altre parole, magari ne troverò qualcuna meno goffa.
Luisotta 

 

Caro Paolo,  

quanta scienza nel tuo Ovidio in musica!  E ben radicata a differenza di quanto ci viene inflitto da tanti sedicenti critici e storici della musica, con appena una infarinatura di cultura classica.
Per ora mi sono limitata a piluccare qua e là. Una lettura più seria è rimandata a quando con i miei fratelli saremo fuori dai complicati problemi legati alla morte della mamma, cittadina italiana residente da 40 anni a Losanna, dove è scomparsa lo scorso luglio 
 
Non ho potuto però sottrarmi alla lettura delle pagine in cui tratti della Favola caselliana. Analisi  accurata e oggettiva del testo e della musica. Inutile dirti bravo, perché lo sai da solo, te lo dicono in tanti (non tutti) e il tuo ego si inorgoglirebbe oltre misura.
 
Verrò a Napoli (ma sarà un blitz)  per Così fan tutte, opera che non amavo finché Riccardo (che adesso non vedo e non sento più) mi fece scoprire l'ironia e il doppio fondo. Era a Salisburgo un secolo fa, durante incontri conviviali (con Cristina, i Pinzauti e c.) e facendomi assistere a prove e recite.
 
Tornerò a giugno per Katia Kabanova e resterò a Napoli più tempo. Forse in quell'occasione riusciremo a incontrarci. In ogni caso ti avvertirò 
 
Un abbraccio
Fiamma 
 
 
Cimo Paolo,
ho ricevuto la Dotta Lira, con la tua dedica che mi ha commosso.
La sto leggendo. E devo dirti subito che sono ...stupefatto.
Come tu abbia potuto in pochi mesi comporre un'opera come questa, che attesta la lettura di centinaia di opere, di ascolti musicali, di confronti testuali, di citazioni di autori antichi e moderni, di scrittori, di critici, io non lo so. E non penso che tu possa avere in casa tutto.
Se poi considero quello che tu hai pubblicato in questi ultimi anni il mio stupore raggiunge lo zenith.
Per di più, a differenza di me, tu viaggi, ti muovi,  incontri amici e ne conosci di nuovi.
Insomma, una vita di intensità incredibile.
Anche la foto con l'asino, che è parlante, mi commuove.
Tutto questo per dirti che ti ammiro e che sono felice di vedere che la tua vita ha avuto una fioritura straordinaria in questi anni.
Voglio anch'io intraprendere la lettura dei latini (con i greci ho ricominciato).
Un grande grazie per il tuo costante ricordo, carissimo Paolo. 
Io sto scrivendo un dialogo con un giovane elettore sull'Europa. Non so come verrà...
Sono profondamente amareggiato per le condizioni  della vita pubblica nel mio Paese.
Un abbraccio
Antonio

 

Paolo, sono stato il pomeriggio con Maria Grazia Ciani che per noi ha tradotto Iluafe e Odissea e ora  le Metamorfosi, moglie di Emilio Pianezzola che è stato importante studioso di Ovidio. 

Aveva comperato il libro e letteralmente lo sta sbranando con sottolineature, foglietti, appunti, riletture. Raramente l’ho sentita così intrigata.
Un abbraccio
 
Emanuela 
 
 
Caro Paolo, la recensione di "Barbadillo" è bellissima... e il tuo libro merita ogni parola: lo sto leggendo affascinata e quasi schiacciata dalla tua immensa dottrina e dalla tua grande passione.
Un saluto affettuoso Francesca 

 

Illustre e caro Maestro,

ho poco fa ricevuto il Suo nuovo straordinario giardino letterario, in cui la musica della poesia, accompagnata dalla sublime poeticità della evocata musica,restituisce grazia alla vita mortificata dalla miseria del presente!

Con riconoscenza e affetto La saluto.

Aldo Masullo

Caro Paolo

il tuo Ovidio ha completato il lungo viaggio. Nel mio campo, e con la mia esperienza, tanti libri nuovi risultano  del tutto prevedibili. Ma a volte, di rado, si e' fortunati testimoni  dell'apparizione di qualcosa che prima non c'era. Come le isole dell'Acheloo.
Grazie doppiamente

 

Dear Paolo,

 
Just a few minutes ago I found a package from Italy in my mailbox. I eagerly opened it to find your beautiful book, La dotta lira. Of course I turned immediately to the chapter on Dittersdorf's Ovid Symphonies, where I quickly see that it is the definitive treatment of these symphonies. I'm delighted that you share my interest in this music, and that you found my article in Studi musicali of some value. It is an great honor to be cited by a scholar whose learning is as deep as it is wide. (I am also happy to see, on p. 256, the name of Fabrizio della Seta, whom I saw just a few days ago in San Antonio, Texas, at the annual meeting of the American Musicological Society. Small world!)
 
I look forward to reading your book carefully from cover to cover; and, in the meantime, I offer your my congratulations and my thanks.
 
With all best wishes,
 
John

 

 

Caro Professore,
ho ardato a ringraziare per il dono del libro  su “”Ovidio e la musica”. Speravo di farlo dopo aver letto tutto, Il che non mi è riuscito, non tanto perché preso da alcuni lavori in corso, qualcuno di assai vicina scadenza, quanto  sopratutto per la ricchezza del suo libro. Un vero esempio di sapient, Kulturgeschichte, Un genere di ricerca e di scrittura che molto mi attrae, convinto come sono che il livello attuale della ricerca non è più quello -ai suoi tempi imponente- della distinzione tra le discipline, quanto piuttosto quello dell’interazione tra i saperi positivi, il cui rigore è dato dalla perizia filologica. Continuerò con calma e interesse la mia lettura,ma non voglio tardare ancora nel ringraziare. Vado apprendendo molte cose e questo è il segno delle buone letture. Ancora grazie e mille cordialità Fulvio Tessitore

 
Caro professore,
mi scusi se rispondo con ritardo all'invio del suo nuovo libro, del quale, in compenso, ho letto una buona metà con ammirazione e vivo godimento.
La prego di accogliere i miei più vivi ringraziamenti e i saluti più cordiali      
Gennaro Sasso

 

Carissimo Paolo,

sto procedendo nella lettura, con veri "assaporamenti" serali. 

Procedo piano, perché la tua scrittura è densissima. 

Siccome anche il mio è mestiere di scrittura (certo, in diritto è diverso l'oggetto, ma la tecnica tutto sommato non troppo dissimile), mi chiedo come fai. In altri termini: come procedi alla costruzione? Hai capacità paranormali (San Gennaro?).

Il risultato è incredibile: penso - ma lo penso davvero - che in questo momento in Italia ci siano forse altre 3-4 teste che possoo essere messe grosso modo sullo stesso piano (ma non esattamente).

Siccome odio la banalità, non volevo farti dei complimenti sciocchi: stavo allora provando a elaborare nella mia testa un parallelo tra la tua scrittura e un'architettura che nel tuo caso è "borrominiana"; ma potremmo forse anche dire che è al livello del più elegante Settecento napoletano. E ciò nel senso che le linee, le nervature sono classiche e poi però l'ornato è ricco, pieno, direi quasi "gaudente della vita" (come solo la cultura mediterranea sa essere: neppure la Francia ha mai espresso veramente tutto questo).

Ecco, se devo pensare al tuo libro ora vedo un'architettura che mi riempie gli occhi di gioia.

E di questo ti sono grato!

Dobbiamo davvero parlarne a Napoli, ma non rimproverarmi perchè non sono ancora riuscito, ...mi fai soffire di una privazione che non scelgo!

Un abbraccio


Caro Paolino,

ho finito di leggere La dotta lira! Come ti avevo già preannunciato nella mail che ti ho mandato qualche giorno fa, e come mi aspettavo, ho passato insieme a questo libro delle ore incantevoli. Sarà perché la musica pare impastata letteralmente nel mito, ma certo, ripercorrere tutte le tappe di questo incontro, una dopo l'altra, fa veramente impressione: è una lunga catena sontuosa che non si interrompe mai e che pare a tratti coincidere con il concetto stesso di tradizione, e non solo quella operistica!!

Ho preso una gran quantità di appunti sulle cose che mi sono piaciute di più. Intanto, un dato generale (che comunque si notava anche nei tuoi libri precedenti): hai una conoscenza del Barocco assolutamente unica. Se per caso uno avesse dei dubbi in proposito, la tua dotta lira, che percorre meticolosamente i picchi e i declivi di questo meraviglioso panorama, basterebbe a far innamorare chiunque di quest'epoca ricchissima per la musica e piena di fascino. Riesci a ricostruire un grandioso discorso collettivo pur in un'infinità di dettagli che tessono ciascuno a suo modo gli stessi fili culturali. Non saprei dirti se preferisco le parti del libro in cui tu soffermi su opere che non conoscevo, e di cui sono entusiasta di apprendere l'esistenza – come quelle di Dittersdorf, a cui dedichi pagine mirabili -, oppure le parti in cui analizzi Händel (che belle le pagine sulla Semele!) e Bach. In entrambi i casi, la cosa che mi colpisce è la profondità e la finezza dei rilievi critici.

Qui arrivo a un secondo aspetto. Questo aspetto, per la verità, si nota anche nei precedenti, ma forse nella Dotta lira colpisce di più perché questo libro ha un carattere più spiccatamente monografico: l'erudizione, ma un'erudizione tutta particolare. Hai infatti da un lato una conoscenza micrologica della materia, una conoscenza secondo me inarrivabile, ma dall'altro conservi sempre verso l'oggetto che analizzi uno sguardo innamorato, un modo empatizzante di accostarti alle opere, un'attitudine calda che sa di ore deliziose passate in compagnia dell'opera di cui discuti, e che quindi non ha niente di quella freddezza autoptica che hanno le trattazioni specialistiche. Tu, gli specialisti del teatro barocco, manco li vedi – come si suol dire. Il tuo discorso è insieme molto più personale e molto più specifico. È anche, purtroppo, inimitabile: non farai scuola.

Terzo punto importante, anche questo già chiaramente profilato nei libri precedenti ma, per così dire, portato qui a compimento: il reinserimento della musica nel movimento generale della cultura. Il problema che ha sofferto la musica, e di cui ancora oggi soffre nella maggior parte dei casi, è una conoscenza solo specialistica e un virtuale confinamento in una sorta di parco naturale in cui è conservata, tirata a lucido (quando va bene), ma in cui non comunica rigorosamente mai con il resto della cultura. Lo specifico della musica viene reinserito nella cultura perché tu lo spieghi, lo rendi eloquente. Trovo che con i tuoi libri tu, da solo, stia rimettendo la musica nella circolazione della cultura – dopo De Sanctis e Croce -, perché le tue analisi trascendono lo specifico tecnico e lo mostrano, appunto, come un fatto tecnico che specifica ma non esaurisce quello che la musica ha da dire. Direi quasi che con i tuoi libri tu stia fondando un piccolo “genere” della saggistica: quello in cui ci si muove agevolmente tra tutti i domini dell'arte, si colgono i meravigliosi rapporti che legano fra loro le opere di arti diverse, e la musica ritrova finalmente le sue “sorelle”.

Dicevo del barocco, ma mi sono piaciute moltissimo anche le pagine dedicate a Strauss e a D'Annunzio, e al modo in cui la musica rende il momento magico della “metamorfosi”di Dafne in alloro: la carne della ninfa che si fa poco a poco corteccia e Apollo che bacia l'ultima cosa umana rimasta, le labbra! Trovo assolutamente convincente questa sorta di fratellanza che tu stabilisci tra due geni del Novecento sulla base della comune filiazione da Ovidio e del carattere autoriferito della creazione in entrambi: poesia della poesia e musica della musica, nel senso in cui entrambe le opere sgorgano da qualcosa che è già esso stesso spirito!

Noto ancora una cosa, che però ti ho detto già tante volte: la bellezza dell'italiano, il tuo italiano unico, che pare tratto direttamente dal latino e che conserva intatta, di quella lingua, la potente muscolatura!

Auguro a questo libro tutto il successo che merita, e a te di essere festeggiato come uno dei nostri massimi saggisti.

Un abbraccio,

Sara